Silanesos Conchidortos

Chi ha la ghiandola pineale in ferie ieri ha perso una grande occasione per risvegliarla. Ne da conto Piera Serusi nel suo articolo apparso sull'Unione Sarda.

Praticamente questa ghiandoletta quando funziona bene ci fa sentire bene, anzi meglio, perché secerne la melatonina, ma il problema è come risvegliarla quando ci si sente un po' depressi e la melatonina è latitante?

Niente paura basta pagare 55 euri e seguire i preziosi consigli della ditta Soldani-Azzolina e la vostra pineale prenderà a funzionare come un orologio, anzi meglio se il corso si tiene in qualche sito nuragico che, come ben sappiamo, sono esposti in modo perfetto per catturare gli influssi celesti. Ma solo in giornate calme e serene poiché quando piove e tira vento ci si può beccare un raffreddore e in caso di sfiga cosmica anche qualche fulmine tra capo e collo.

Non so quanti dei convenuti a Santa Cristina hanno fatto l'esame del sangue, prima e dopo l'evento per verificare se i livelli di melatonina in circolo ne hanno tratto beneficio.

Pare che i due organizzatori siano andati via molto contenti con seimilaseicento euro in più dentro il portafoglio e la melatonina a mille, ergo almeno per loro due, una domenica da Dio.


In 120, da ogni parte dell'Isola, al corso di Attivazione della ghiandola pineale

Così si impara a essere divini,
tutti a lezione a Santa Cristina

Un momento della giornata. Nelle foto piccole il maestro Emiliano Soldani (in alto) e Silvano Pintus
PAULILATINO La fila davanti al banchetto delle iscrizioni è lunga come alle Poste nel giorno in cui si pagano le pensioni. Arrivi dopo mezzora davanti alla signora, le dici il tuo nome, controlla su un librone se ti sei registrata via mail o per telefono, segna il tuo codice fiscale e ti avvisa che i soldi li ritira il giovane accanto a lei, che poi è il collega del Maestro. «Cinquantacinque euro».
E se voglio la fattura?
«La fattura la mandiamo a casa. Sono 55 euro uguali per tutti».
Comincia così, dentro un'ala dell'affollatissimo bar del sito archeologico di Santa Cristina, la giornata di “Attivazione della ghiandola pineale”, minuscola lenticchia che sta nel nostro cervello e che potrebbe fare ben di più che rilasciare melatonina e regolarci il sonno. L'Illuminato dice che è la nostra Luce interiore, e risvegliarla significa dare ascolto alla Divinità che è in noi, connetterci alla Madre Terra e al Sole, vivere in salute molto, molto a lungo. Non è mica per niente che, in una torrida domenica di fine agosto, sono arrivati qui in 120 da tutta la Sardegna e pure dalla penisola: signore di una certa età, ragazze, mamme con prole adolescente, coppie, giovani biker, insegnanti di yoga. Tutti con corredo di borse frigo, insalate e cibi vegetariani, tappetini e seggiole da spiaggia per una mattinata di teoria e un lungo pomeriggio di lezioni pratiche e assaggi di meditazione trascendentale. Sicché, chi è piombata qui con la catenina del battesimo al collo e una sconfinata devozione nella magia barbaricina tipo medicine contro il malocchio, verbos, maglie indossate al rovescio e scapolari invincibili - dovrà pur ammettere che in fondo è stata una giornata culturalmente interessante. La lezione del Maestro Emiliano Soldani, 35 anni, trevigiano, una laurea in Economia e finanza internazionale, è parte della rivelazione ricevuta (assieme al collega Fabio Azzolina) da Gesù Cristo, Horus, Iside Celeste, Il Buddha, gli Arcangeli e apposta, avvisa l'Illuminato, ha fondato la scuola - un percorso chiamato La Settima Soglia - per insegnarci le tecniche di risveglio della divinità che è in noi.
E il punto dev'essere questo, accidenti. Dev'essere che la divinità uno o ce l'ha o non ce l'ha. E a guardarsi intorno, durante la lezione tenuta nel parco sotto i giganteschi alberi che non facevano granché ombra, tutti questi allievi arrivati apposta per massaggiare la ghiandola pineale - concentrati, composti, gli occhi chiusi, l'orecchio teso ad ascoltare - si sono subito connessi con Madre Terra e col Sole e col Sé divino. Questione di visualizzazione di paesaggi, di cuore ben disposto («Significa amare tutto, attorno a noi: la ghiandola pineale comincia ad attivarsi così, proprio quando l'atrio destro del muscolo cardiaco rilascia l'ormone natriuretico»), di tecniche di rilassamento «che abbassano la frequenza delle onde cerebrali sino a 8 hertz».
La lezione è stata un frullato di esoterismo, filosofia, chimica, fisica quantistica, storia delle religioni, biologia, Cabala, astronomia e astrologia. Sapienza passepartout, buona per i buddisti, i cattolici, gli animisti e pure i massoni.
«Perché sono qui?». Anna ha 46 anni, viene dalla provincia di Cagliari e racconta che si è avvicinata all'esoterismo dopo un'adolescenza tormentata da vari disturbi fisici. «I medici non capivano cosa avessi, fino a quando uno non mi ha dato un libro - racconta -.È cominciato così il percorso dentro me stessa. Capisci? È questa la differenza con le religioni: quelle spingono a cercare le risposte all'esterno».
Sono donne e uomini che leggono, meditano, conoscono i siti archeologici che in Sardegna hanno un'aura magica, come la tomba dei giganti di Li Mizzani a Palau, l'altare rupestre Santo Stefano di Oschiri, e il pozzo sacro di Santa Cristina. La luce del Sole, il culto delle acque, la Madre Terra. La civiltà nuragica era connessa con l'anima dell'Universo. E allora, a parte certi effetti speciali tipo i viaggi del Maestro nel tempo («in due minuti ho condensato nel corpo il mio sé di 55enne») e le ricevute non rilasciate come d'altronde fanno certi medici, forse le lezioni con quintali di esoterismo qui ci stanno pure bene.
«Arriva gente che poi paga anche il biglietto di 3 euro e 50 per visitare il pozzo sacro». Silvano Pintus, 40 anni, è socio della cooperativa Archeotour di Paulilatino che da tre decenni gestisce il sito. «In media ogni anno arrivano 40 mila visitatori, scolaresche comprese. Certo, anche quelli che fanno meditazione, quelli degli equinozi. Sono persone rispettose del luogo, molto più di certi turisti che dobbiamo guardare a vista». Ieri la lezione si è svolta nel parco, poi nel tardo pomeriggio la visita al pozzo sacro. Un giorno di magia, poesia dell'universo. Però l'effetto è finito appena imboccata la 131, spazzatura a volontà. Signore e signori, in Sardegna la Madre Terra è anche questa.

Piera Serusi
[articolo tratto da L'Unione Sarda del 31.08.2015]

 

» [Storie] » Una domenica da Dio


Puntuali come le littorine di un tempo arrivano ad ogni sfilata di gruppi folk le critiche sugli stravolgimenti della tradizione. Succede in modo eclatante almeno tre volte all'anno, per Sant'Efisio, per la Cavalcata Sarda e per la Sagra del Redentore. È sicuro che in tutte queste manifestazioni vengano diramate precise disposizioni atte ad evitare l'esibizione di look non aderenti alla tradizione e altrettanto puntualmente queste raccomandazioni vengono bellamente ignorante da numerosi figuranti.

Quant'è vero che qui siamo conchidortos non sarebbe per noi coerente schierarci con i difensori dell'ortodossia, quei criticoni professionisti che, come le vecchiette di Faber, sanno dare buoni consigli, non potendo più dare il cattivo esempio.

O quelli che la buttano sempre in politica o se preferite in cultura con la “C” maiuscola, secondo me sbagliando totalmente contesto.

Queste sfilate sono belle poiché sono colorate, allegre e festose, a volte sfarzose ai limiti del pacchiano, ma nelle sfilate anche il pacchiano è bello, insomma una sorta di Sardinian Pride o se preferite l'esibizione della Barrosìa Sarda attraverso i costumi e la coregrafia e chi vi partecipa lo fa principalmente perché si diverte e fa divertire il pubblico, questo e solo questo è il folk, perché riempirlo di significati che non ha e probabilmente non interessano a nessuno.

Con tutta la benevolenza possibile non credo alla corrispondenza perfetta della tradizione nei costumi sardi, trovo che siano in larga misura quanto meno reinterpretati ed in qualche caso completamente inventati, non ha dunque senso istituire commissioni e contro-commissioni che stabiliscano criteri certi e sicuri per dare patenti di origine a dei costumi, poiché sarebbero comunque arbitrari.

Perché dunque vietare di indossare scarpe improbabili o sfoggiare acconciature alla moda o lo smalto colorato alle unghie e magari qualche piercing, una sfilata non necessariamente deve rassomigliare ad un corteo lugubre o ad una parata militare.

Sinceramente mi fanno ridere di più quelli che sfilano impassibili ed inespressivi quasi ad interpretare una processione di fantasmi del passato, prendendosi terribilmente sul serio, quasi fossero i sacerdoti e sacerdotesse di una antica cerimonia religiosa.

Quindi non diciamo di sfilare con le scarpe da tennis ma non siamo nemmeno così talebani nel fare l'esame radiografico dei costumi per rivelare chissà quali attentati alla tradizione.

Quindi. invece di gridare sempre alla contraffazione, ringraziamo le centinaia di gruppi folk che mantengono viva la tradizione del costume e del ballo sardo e che ad ogni occasione regalano uno spettacolo di allegria e di colori.

Comunque la pensiate, divertidebos!

P.S. Se volete ammirare mummie assolutamente perfette visitate il museo etnografico.

» [Storie] » Viva il folk così com'è!


«La paura del nucleare è spesso irrazionale, ma se la Sardegna punta al turismo non può permettersi di stoccare le scorie e neppure di avere troppe pale eoliche che rovinano il paesaggio e non portano benefici economici ai sardi». Parla Robert Stone, il regista britannico-americano candidato nel 1988 all'Oscar per il documentario “Radio Bikini” che illustrava gli effetti degli esperimenti nucleari nelle isole dell'omonimo atollo.


Così esordisce l'articolo apparso sull'Unione Sarda il giorno di Ferragosto a firma di Giampiero Marras.

La sede è stata il Festival “Life After Oil”, il festival sui documentari a tema ambientale organizzato a Martis da Massimiliano Mazzotta, l'autore di “Oil” il film-denuncia sulle attività della raffineria della Saras a Sarroch.

Fin qui niente di particolarmente interessante se non fosse che Robert Stone è stato per anni un icona della ambientalismo anti-nuclearista, oggi non solo ha cambiato idea ma viene anche premiato poiché a quanto pare sta sfatando il mito del nucleare “cattivo”, più o meno le stesse idee della compianta Margherita Hack, solo che lei venne pesantemente e volgarmente attaccata per le sue idee.

Dice Stone: «oggi che le “green solutions” proposte in sostituzione dei combustibili fossili sono inadeguate. È una fantasia assoluta pensare che soltanto con le pale eoliche e i pannelli solari si potrà risolvere il problema del cambiamento climatico e sostenere la richiesta crescente di energia di un pianeta che avrà a breve 10 miliardi di persone», e ancora: «Non esiste una soluzione perfetta per fermare l'uso dei combustibili fossili. E bisogna tenere conto anche dei luoghi. In alcuni posti come la Sardegna c'è molto sole e poche industrie pesanti, così l'energia solare può svolgere un ruolo importante».

La sua mi sembra una posizione laica e lucidamente coerente coi nostri tempi, non dice che il nucleare è la soluzione ideale per tutti, ma è l'unica praticabile – oggi – per quei luoghi dove c'è una fortissima domanda di energia, per esempio nei paesi più industrializzati come l'Italia, ma al tempo stesso esclude che sia la soluzione più adatta per la Sardegna poiché, evidentemente, non ha lo stesso fabbisogno energetico dell'Italia ed è relativamente semplice trovare alternative praticabili all'impiego dei combustibili fossili.

Perché Robert Stone – ambientalista convinto – ha cambiato idea sul nucleare è raccontato nel suo documentario, ma in sintesi è dettato dal fatto che non ci sono emissioni in atmosfera e che si impiega una ridottissima quantità di “combustibile”, un piccolo cubetto di uranio grande quando un dado da brodo fornirebbe tutta l'energia necessaria per l'intera esistenza di una persona, quando invece oggi servono diversi autotreni di petrolio per ottenere lo stesso risultato.

Ovviamente parte anche dall'assunto – finora inconfutabile – che il fabbisogno energetico sia destinato a crescere nei prossimi anni, evidentemente non crede tanto nella decrescita più o meno volontaria e felice dei nostri consumi.

Stone ha idee piuttosto chiare anche circa le rinnovabili e mentre valuta positivamente l'energia ricavata dal sole è piuttosto critico verso i parchi eolici: «Bisogna chiedersi: quali sono i reali benefici? L'avvento delle turbine eoliche non ha permesso di chiudere gli stabilimenti industriali né di far risparmiare soldi alla Sardegna sulla spesa energetica. Sono solo progetti studiati appositamente dagli attivisti verdi e dalle società energetiche che vogliono fare i soldi coi sussidi governativi per l'energia rinnovabile».

Insomma per essere un ambientalista ed ecologista ha posizioni a dir poco sconvolgenti se guardate con occhi non liberi dai consueti schemi e preconcetti.

Sicuramente è una persona che ha maturato una grande consapevolezza circa il nostro modello di vita estremamente affamato di energia ed al fatto che anche coloro finora esclusi aspirano ad imitarlo.

Quanti di noi si sono chiesti quanta “corrente” consumano e come viene prodotta? Per esempio gli italiani – d'Italia – quelli che hanno la rete ferroviaria quasi interamente elettrificata, sanno quanta energia elettrica serve per far muovere ogni giorno migliaia di vagoni su e giù per lo stivale? Il fatto che le loro locomotive non vadano a gasolio come quelle della Sardegna non significa che non stiano bruciando petrolio o carbone dentro una grande centrale che emette di tutto. Per non parlare dei treni ad alta velocità, sempre più diffusi, che consumano 10 volte più corrente di un convoglio normale.

Ovviamente l'Italia – continentale – è anche un grande paese industrializzato che avrà sempre più bisogno di energia elettrica, possibilmente a basso costo, per il momento si sta approvvigionando di energia anche da centrali nucleari estere, ma per quanto tempo ancora ne potrà fare a meno?

Noi però questa volta possiamo ben dire: Non Nel Nostro Giardino! Non possiamo diventare il deposito della spazzatura nucleare italiana, ma nemmeno la piattaforma per creare tanti bei certificati verdi,  ossia licenze ad inquinare,  ad uso e consumo dei nuovi padroni del vapore.

» [Attualità] » Chi ha paura dell'energia nucleare?

Da qualche tempo è entrata nel dibattito pubblico sardo, a proposito o a sproposito, la parola Land Grabbing ossia la sistematica sottrazione di grandi porzioni di territorio in favore del grande capitale per metterla a frutto o sfruttamento.

È ormai un fatto più che assodato che la Sardegna sia stata da sempre oggetto di sfruttamento indiscriminato del suolo e del sottosuolo, poco o nulla e rimasto ai sardi una volta terminata l'attività “estrattiva” dei suoi beni.

Se anticamente la rapina avveniva per “manu militari” oggi si usano le armi, non meno efficaci, della persuasione monetaria o pubblicitaria e quando non funziona il denaro tal quale si ricorre alle leggi dello Stato e delle Regioni.

La campagna pubblicitaria della SARAS ne è un esempio, questa ditta, storicamente impegnata nella raffinazione del petrolio, è anche proprietaria di uno dei più grandi parchi eolici della Sardegna e da qualche tempo si è messa anche in testa di perforare il nostro sottosuolo alla ricerca del gas naturale. Ebbene, nel suo lucido progetto di acquisizione del nostro territorio, non disdegna di ricorrere agli strumenti più subdoli della persuasione occulta, sponsorizza ricorrenze religiose come grandi eventi sociali e sportivi pur di accreditarsi presso l'opinione pubblica, le leggi dello stato completano l'opera garantendole una sostanziale posizione dominante sul nostro territorio, ricorrendo spesso al ricatto occupazionale.

In totale ci ritroviamo oggi con quasi mezzo milione di ettari, circa un quinto del nostro territorio, irrimediabilmente compromesso dalle attività industriali e militari, cui si dovrebbe sommare qualche altro migliaio di ettari ceduto alla speculazione energetica – sole e vento - degli ultimi anni, oltre la prossima ondata ventura.

Non bastassero gli italiani, i tedeschi, gli spagnoli, i cinesi ed i francesi, adesso arrivano anche gli inglesi della Quanquacosa Limited, che come gli altri non ammetteranno mai di essere qui per il profitto e solo per questo, ma forti delle solite quanto banalissime fotografie - non certo esaltanti – sullo stato della nostra economica promettono di dare una decisa sterzata alle nostre produzioni agricole.

Gli investimenti miliardari porterebbero in secondo piano la produzione di energia elettrica sovvenzionata rispetto al netto miglioramento delle produzioni agricole oggi ai minimi termini o quasi.

Non so se siamo in presenza di fenomeni della scienza agraria o di fenomeni e basta.

Ammettendo pure che tutto ciò sia possibile, chi ci garantisce che lo si realizzi davvero? Nessuno!
Queste sono società che a fronte di investimenti e profitti ingentissimi, non espongono un euro del loro capitale alla responsabilità civile verso chi le ospita se non il minimo indispensabile previsto dalla legge. In caso di fallimento – più o meno fraudolento – la perdita è limitata appunto allo scarsissimo capitale sociale.

Questo apparentemente è un semplice e forse semplicistico ragionamento suggerito dalle esperienze passate e come tale potenzialmente fallace poiché basato su impressioni, ma a cosa ci servirebbero le esperienze passate se non per evitare di ripetere gli stessi errori?

Non volendo fare processi alle intenzioni, c'è un altro l'aspetto, molto più grave e poco evidenziato su queste vicende, che ovviamente non riguardano solo il solare termodinamico ma anche, per esempio, le recenti autorizzazioni concesse dalla regione circa lo sfruttamento dell'energia geotermica, ossia la presunta “Pubblica Utilità”.

Solo quando lo Stato è definitivamente corrotto in ogni suo ganglio può passare il principio che si possano alienare i beni collettivi e/o espropriare quelli privati per consentire a compagnie anonime di sfruttarli senza alcun tangibile beneficio per la collettività. Sappiamo benissimo che dalla cosiddetta “energia pulita” spesso ottenuta da impianti tutt'altro che “verdi” i cittadini non hanno alcun beneficio, anzi pagano un sovrapprezzo in bolletta che serve a sovvenzionare questi impianti e senza il quale nessuno avrebbe interesse a realizzarli. Da quel che si legge pare che solo in Italia vengano concessi per legge privilegi economici di questa entità tassando indiscriminatamente i consumi elettrici dell'utenza.

Appare pertanto inaccettabile che un privato possa mettersi in testa di portar via con le buone o con le cattive, le terre di un altro privato o - peggio ancora - della collettività semplicemente perché crede o vuol farci credere di svolgere un servizio di pubblica utilità che può espletare solo in quel sito.

Lo stato centrale insieme alle sue emanazioni regionali ha da tempo rinunciato ad ogni azione regolatoria degli appetiti della grande speculazione che oggi è più che altro finanziaria, si accontenta di incassare le tasse di cui è sempre più ingordo garantendo ai soliti furbi i profitti per legge col sistema blindato delle tariffe.

In un meccanismo ciclico perfettamente chiuso il sistema si perpetua immutabile poiché i beneficiati diventano anche gli artefici del consenso elettorale e politico dove le popolazioni non sono altro che una massa amorfa e plasmabile alla bisogna.

A.M.

 

» [Attualità] » Pubblica utilità o mera speculazione finanziaria?

Elena Cocco di Silanus, prima nuotatrice alla traversata San Giovanni-Torregrande.
Praticamente ... unu pische, complimentoni!!

» [web-tv] » Elena Cocco la nostra fortissima nuotatrice

La spettacolari evoluzioni del cozdrone di Raffaele Foddis sul sito di Santa Sarbana.

Tratto dal canale youtube di Raffaele Foddis

» [web-tv] » Santa Sarbana vista dal cielo

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