Silanesos Conchidortos

Mario Masala - Premio Modas e Modellos - 19 aprile 2015

Tiu Marieddu nos at lassadu e nos at lassadu cosa meda.

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JOGOS IN CARRELA: LA DESCRIZIONE DEI GIOCHI ANTICHI DEL PAESE DI SILANUS

 SU MUCADORE

Gioco di abilita‘ con dodici giocatori per squadra ( 4 per ogni categoria d’età e di ambo i sessi cioè 6 maschi e sei femmine).Prima dell’inizio della gara ciascun giocatore pesca un numero che corrisponderà alla sua posizione dello schieramento della squadra. La gara consiste nel conquistare il fazzoletto tenuto da una persona al centro del campo di gara e portarlo verso la propria postazione senza farsi toccare dall’avversario entro uno spazio ben preciso e indicato nel campo di gara. Il giudice chiamerà il numero del giocatare che di volta in volta prenderà parte al gioco. Per ogni fazzoletto conquistato viene assegnato un punto.

MECCANICA O CERCHIU

Gara di staffeta a tempo composta da 6 concorrenti per squadra , due per ogni fascia di età –obbligatoria la presenza nella gara di almeno due donne. Il gioco consiste nel condurre un cerchio di bicicletta con sa meccanica percorrendo un circuito predisposto nel campo di gara con vari ostacoli e difficoltà (curve – zig zag -birilli ). In caso di interruzione del gioco per caduta cerchio si riprende dal punto di interruzione. In caso di salto di ostacoli o birilli i giudici attribuiranno una penalità di cinque secondi per ogni infrazione commessa. Finito il proprio percorso il giocatore possibilmente senza fermare la corsa del cerchio passa al suo compagno di squadra sa meccanica nell’area di cambio che sara‘ indicata nel percorso e inizia un nuovo percorso. Vince la squadra che effettua i sei percorsi nel minor tempo.

CASELLA

Il giocatore che inizia lancia nella prima casella una pietra che deve atterrare all’interno della stessa senza toccare nessuna linea o rimbalze fuori. Il giocatore quindi saltella su un solo piede di casella in casella lungo tutto il percorso, ma senza mai entrare nel riquadro in cui è presente la pietra. Raggiunto lo scomparto finale (il cielo), il giocatore può fermarsi per poi voltarsi, effettuando mezzo giro, e rifare il percorso a ritroso, sempre rispettando la regola del singolo appoggio o del doppio appoggio dei piedi a seconda che si tratti di una casella singola o di due caselle affiancate. Giunto nella cassella precedente a quella in cui si trova la pietra (casella con il numero superiore) il giocatore la deve raccogliere senza perdere l’equilibrio e completare il percorso tornando al punto di partenza.dove passerà la pietra al suo compagno che la lancerà nella casella numero 2 e così di seguito sino ad arrivare alla casella numero 8 dalla quale la pietra dovrà essere recuperata dal cielo. Se nel percorrere il tracciato il giocatore pesta una linea, non recupera la pietra o perde l’equilibrio, il turno passa al giocatore successivo che tirerà la pietra al numero della casella del compagno che ha commesso l‘errore. I giocatori che dovranno tirare alla casella nr. 7 e 8 potranno essere scelti liberamente tra i sei concorrenti della squadra che hanno partecipato al gioco.

SA FUNE

Gioco di abilità a tempo con sei concorrenti per squadra (due per ogni categoria un maschio e una femmina). Il gioco consiste nel saltare una corda che viene fatta girare da due persone della stessa squadra. Ciascun concorrente dovrà fare cinque salti, scandendo il numero ad alta voce. Vince la squadra che in cinque minuti effettua piu salti.

 CORSA DEI CADDITOS DE CANNA

Gioco di abilita‘ staffetta a tempo. Composto da sei giocatori per squadra (due per ogni categoria). Palio con cadditos de canna a staffetta. Ad ogni giro si effettua il cambio toccando il concorrente che parte nell’area prestabilita del percorso. Vince chi arriva per primo.

CURSA CUN SOS SACCOS

Gioco di abilità a staffeta con 6 giocatori (due per ogni fascia di età). Il gioco consiste nel percorrere il campo di gara saltellando con i piedi dentro un sacco e passando il testimone (cioè toccandolo) al proprio compagno di squadra al termine di ciascun percorso. Vince la squadra che per prima effettua l’intero percorso .

SU TIRELASTICU

Gioco di abilità composto da 6 concorrenti due per ogni categoria, (un punto in piu alla squadra che presenta una femmina). Il gioco consiste nel tirare col tirelastico a 10 barattoli buttandoli giu dall’asse di legno in cui son posizionati. I barattoli vengono riposizionati da uno dei giocatori in campo quando son tutti e dieci caduti dall’asse. I giocatori si alternano effettuando un tiro a testa. Vince la squadra che butta piu‘ barattoli in cinque minuti. La distanza di tiro sara‘ di mt. 7,5 .

SA BARDUFULA

Gioco di abilità a tempo per tre concorrenti per squadra di qualsiasi categoria. Il gioco consiste nel lanciare sa bardufula per farla girare e tentare di colpire un’altra bardufula ferma sul terreno. I tre giocatori si alternano nei tiri. La bardufula può essere colpita o durante il primo lancio e nella fase successiva mediante pescaggio della bardufula sul palmo della mano e scaricarla da qualsiasi altezza sulla bardufula posizionata per terra. I tiri saranno effettuati a Tottu coddu o a mesu coddu. Per ogni bardufula centrata al primo colpo saranno assegnati cinque punti, per ogni altro toccata successiva sarà assegnato un punto. Tempo di gioco cinque minuti. Non verranno conteggiate le toccate a bardufula già morta (ferma).

S’ABBA MUDA

Gioco di abilità a tempo con sei concorrenti per squadra (due per ogni categoria). Il gioco consiste nel trasportare una boccata d’acqua da una estremita‘ all’altra del campo di gara. Due concorrenti per squadra delle squadre avversarie (disturbatori) che solamente con gesti, parole, mimiche cercheranno di far ridere il trasportatore e indurlo a perdere il suo carico. E‘ vietato toccare i trasportatori. Vince la squadra che trasporta piu‘ acqua nell’arcodi tempo di cinque minuti.

 UNU IN MANCU

Gioco di abilità con sei concorrenti per squadra (due per ogni fascia di età ,tre maschi e tre femmine). Saranno effettuate tre manche,una per ogni fascia di età coinvolgendo quindi 18 giocatori per manche (nove da una parte e nove dall’altra). La gara consiste nel conquistare un testimone di plastica partendo dalla propria posizione al fischio del giudice. Chi rimane senza testimone alla fine di ciascun gioco viene eliminato. Il concorrente che inizia il gioco prima del fischio del giudice verra eliminato da parte del giudice di linea che col fischietto interrompera‘ il gioco .Vince la gara chi rimane per ultimo. I punteggi verranno attribuiti secondo l’ordine di eliminazione e cioe‘ 1 al primo eliminato, due al secondo eliminato, tre al terzo eliminato ecc..

LA BOMBA

Gioco di abilita‘ con 16 concorrenti per ogni squadra. Il gioco consiste nel trasportare in coppia dei polloncini pieni di acqua tenedoli con il petto per i maschi (mani dietro la schiena) e con la schiena per le donne (braccia incrociate al petto). I palloncini verrano sistemati e ritirati dai due o piu‘ giocatori. Le otto coppie partiranno in successione man mano che i palloncini verranno messi nel contenitore. In caso di perdita del palloncino, se non si rompe, la coppia in gara può decidere di recuperarlo, riposizionarlo e ripartire o abbandonare il percorso facendo partire la coppia successiva. Il ritiro si segnala al giudice urlando STOP. Vince la squadra che nell’arco di 10 minuti trasporta piu palloncini interi.

LINES NOTTE

Gioco di abilità con sei concorrenti uno per ogni categoria. Il gioco consiste nel trasportare acqua da una parte all’altra del percorso con un pannolone indossato da ciascun concorrente.Tre giocatori a turno immergono il pannolone in una bacinella d’acqua e corrono dall’altra parte del percorso dove gli altri tre compagni spremeranno l’acqua dentro un’altra bacinella. Il pannolone va sempre tenuto addosso. A discrezionalità della squadra, se viene impiegata una donna per il trasporto, può essere scelta un’altra donna per la spremitura o viceversa in caso di uomini. Vince la squadra che trasporta piu‘ acqua nell’arco di cinque minuti.

CANESTRU

Gioco di abilità. Con sei giocatori per squadra (due per ogni categoria). Il gioco consiste nel lanciare dei palloncini pieni d’acqua da una certa posizione e far canestro in uno scolapasta tenuto in testa con le mani da un proprio compagno. I giocatori si alternano nel lanciare. Si puo cambiare anche il ricevitore dei palloncini tra i sei in gara (1 riceve cinque lanciano). Le distanze saranno 3 metri per la categoria da 6 a 12 anni e 5 metri per le altre due. I lanci saranno effettuati uno alla volta in seguenza da ciascun giocatore. Vince la squadra che recupera più palloncini interi nell’arco di cinque minuti.

» [Attualità] » Giogos in Carrela - dominiga 13 de cabidanni 2015

Quando un Gigi Sanna studioso incontra un altro Gigi Sanna cantautore è come che si scontrino due forze della natura e può succedere di tutto.
Quando si sentono per la prima volta dopo 5mila anni versi come questi non si può rimanere insensibili ed anche i cuori più duri si sciolgono come pane carasau nel brodo di pecora.

Shalóm Nephilím bené shamásh
nur’akúsh ’abaím sa’án
shalóm ’olám’oz hýh
láb Yhw malakím shardán

Quando ascolti gli Istentales capisci che forse sta nascendo un nuovo filone musicale il "trashardanico".

» [web-tv] » Il rock nuragico dei GiGi Sanna

Chi ha la ghiandola pineale in ferie ieri ha perso una grande occasione per risvegliarla. Ne da conto Piera Serusi nel suo articolo apparso sull'Unione Sarda.

Praticamente questa ghiandoletta quando funziona bene ci fa sentire bene, anzi meglio, perché secerne la melatonina, ma il problema è come risvegliarla quando ci si sente un po' depressi e la melatonina è latitante?

Niente paura basta pagare 55 euri e seguire i preziosi consigli della ditta Soldani-Azzolina e la vostra pineale prenderà a funzionare come un orologio, anzi meglio se il corso si tiene in qualche sito nuragico che, come ben sappiamo, sono esposti in modo perfetto per catturare gli influssi celesti. Ma solo in giornate calme e serene poiché quando piove e tira vento ci si può beccare un raffreddore e in caso di sfiga cosmica anche qualche fulmine tra capo e collo.

Non so quanti dei convenuti a Santa Cristina hanno fatto l'esame del sangue, prima e dopo l'evento per verificare se i livelli di melatonina in circolo ne hanno tratto beneficio.

Pare che i due organizzatori siano andati via molto contenti con seimilaseicento euro in più dentro il portafoglio e la melatonina a mille, ergo almeno per loro due, una domenica da Dio.


In 120, da ogni parte dell'Isola, al corso di Attivazione della ghiandola pineale

Così si impara a essere divini,
tutti a lezione a Santa Cristina

Un momento della giornata. Nelle foto piccole il maestro Emiliano Soldani (in alto) e Silvano Pintus
PAULILATINO La fila davanti al banchetto delle iscrizioni è lunga come alle Poste nel giorno in cui si pagano le pensioni. Arrivi dopo mezzora davanti alla signora, le dici il tuo nome, controlla su un librone se ti sei registrata via mail o per telefono, segna il tuo codice fiscale e ti avvisa che i soldi li ritira il giovane accanto a lei, che poi è il collega del Maestro. «Cinquantacinque euro».
E se voglio la fattura?
«La fattura la mandiamo a casa. Sono 55 euro uguali per tutti».
Comincia così, dentro un'ala dell'affollatissimo bar del sito archeologico di Santa Cristina, la giornata di “Attivazione della ghiandola pineale”, minuscola lenticchia che sta nel nostro cervello e che potrebbe fare ben di più che rilasciare melatonina e regolarci il sonno. L'Illuminato dice che è la nostra Luce interiore, e risvegliarla significa dare ascolto alla Divinità che è in noi, connetterci alla Madre Terra e al Sole, vivere in salute molto, molto a lungo. Non è mica per niente che, in una torrida domenica di fine agosto, sono arrivati qui in 120 da tutta la Sardegna e pure dalla penisola: signore di una certa età, ragazze, mamme con prole adolescente, coppie, giovani biker, insegnanti di yoga. Tutti con corredo di borse frigo, insalate e cibi vegetariani, tappetini e seggiole da spiaggia per una mattinata di teoria e un lungo pomeriggio di lezioni pratiche e assaggi di meditazione trascendentale. Sicché, chi è piombata qui con la catenina del battesimo al collo e una sconfinata devozione nella magia barbaricina tipo medicine contro il malocchio, verbos, maglie indossate al rovescio e scapolari invincibili - dovrà pur ammettere che in fondo è stata una giornata culturalmente interessante. La lezione del Maestro Emiliano Soldani, 35 anni, trevigiano, una laurea in Economia e finanza internazionale, è parte della rivelazione ricevuta (assieme al collega Fabio Azzolina) da Gesù Cristo, Horus, Iside Celeste, Il Buddha, gli Arcangeli e apposta, avvisa l'Illuminato, ha fondato la scuola - un percorso chiamato La Settima Soglia - per insegnarci le tecniche di risveglio della divinità che è in noi.
E il punto dev'essere questo, accidenti. Dev'essere che la divinità uno o ce l'ha o non ce l'ha. E a guardarsi intorno, durante la lezione tenuta nel parco sotto i giganteschi alberi che non facevano granché ombra, tutti questi allievi arrivati apposta per massaggiare la ghiandola pineale - concentrati, composti, gli occhi chiusi, l'orecchio teso ad ascoltare - si sono subito connessi con Madre Terra e col Sole e col Sé divino. Questione di visualizzazione di paesaggi, di cuore ben disposto («Significa amare tutto, attorno a noi: la ghiandola pineale comincia ad attivarsi così, proprio quando l'atrio destro del muscolo cardiaco rilascia l'ormone natriuretico»), di tecniche di rilassamento «che abbassano la frequenza delle onde cerebrali sino a 8 hertz».
La lezione è stata un frullato di esoterismo, filosofia, chimica, fisica quantistica, storia delle religioni, biologia, Cabala, astronomia e astrologia. Sapienza passepartout, buona per i buddisti, i cattolici, gli animisti e pure i massoni.
«Perché sono qui?». Anna ha 46 anni, viene dalla provincia di Cagliari e racconta che si è avvicinata all'esoterismo dopo un'adolescenza tormentata da vari disturbi fisici. «I medici non capivano cosa avessi, fino a quando uno non mi ha dato un libro - racconta -.È cominciato così il percorso dentro me stessa. Capisci? È questa la differenza con le religioni: quelle spingono a cercare le risposte all'esterno».
Sono donne e uomini che leggono, meditano, conoscono i siti archeologici che in Sardegna hanno un'aura magica, come la tomba dei giganti di Li Mizzani a Palau, l'altare rupestre Santo Stefano di Oschiri, e il pozzo sacro di Santa Cristina. La luce del Sole, il culto delle acque, la Madre Terra. La civiltà nuragica era connessa con l'anima dell'Universo. E allora, a parte certi effetti speciali tipo i viaggi del Maestro nel tempo («in due minuti ho condensato nel corpo il mio sé di 55enne») e le ricevute non rilasciate come d'altronde fanno certi medici, forse le lezioni con quintali di esoterismo qui ci stanno pure bene.
«Arriva gente che poi paga anche il biglietto di 3 euro e 50 per visitare il pozzo sacro». Silvano Pintus, 40 anni, è socio della cooperativa Archeotour di Paulilatino che da tre decenni gestisce il sito. «In media ogni anno arrivano 40 mila visitatori, scolaresche comprese. Certo, anche quelli che fanno meditazione, quelli degli equinozi. Sono persone rispettose del luogo, molto più di certi turisti che dobbiamo guardare a vista». Ieri la lezione si è svolta nel parco, poi nel tardo pomeriggio la visita al pozzo sacro. Un giorno di magia, poesia dell'universo. Però l'effetto è finito appena imboccata la 131, spazzatura a volontà. Signore e signori, in Sardegna la Madre Terra è anche questa.

Piera Serusi
[articolo tratto da L'Unione Sarda del 31.08.2015]

 

» [Storie] » Una domenica da Dio


Puntuali come le littorine di un tempo arrivano ad ogni sfilata di gruppi folk le critiche sugli stravolgimenti della tradizione. Succede in modo eclatante almeno tre volte all'anno, per Sant'Efisio, per la Cavalcata Sarda e per la Sagra del Redentore. È sicuro che in tutte queste manifestazioni vengano diramate precise disposizioni atte ad evitare l'esibizione di look non aderenti alla tradizione e altrettanto puntualmente queste raccomandazioni vengono bellamente ignorante da numerosi figuranti.

Quant'è vero che qui siamo conchidortos non sarebbe per noi coerente schierarci con i difensori dell'ortodossia, quei criticoni professionisti che, come le vecchiette di Faber, sanno dare buoni consigli, non potendo più dare il cattivo esempio.

O quelli che la buttano sempre in politica o se preferite in cultura con la “C” maiuscola, secondo me sbagliando totalmente contesto.

Queste sfilate sono belle poiché sono colorate, allegre e festose, a volte sfarzose ai limiti del pacchiano, ma nelle sfilate anche il pacchiano è bello, insomma una sorta di Sardinian Pride o se preferite l'esibizione della Barrosìa Sarda attraverso i costumi e la coregrafia e chi vi partecipa lo fa principalmente perché si diverte e fa divertire il pubblico, questo e solo questo è il folk, perché riempirlo di significati che non ha e probabilmente non interessano a nessuno.

Con tutta la benevolenza possibile non credo alla corrispondenza perfetta della tradizione nei costumi sardi, trovo che siano in larga misura quanto meno reinterpretati ed in qualche caso completamente inventati, non ha dunque senso istituire commissioni e contro-commissioni che stabiliscano criteri certi e sicuri per dare patenti di origine a dei costumi, poiché sarebbero comunque arbitrari.

Perché dunque vietare di indossare scarpe improbabili o sfoggiare acconciature alla moda o lo smalto colorato alle unghie e magari qualche piercing, una sfilata non necessariamente deve rassomigliare ad un corteo lugubre o ad una parata militare.

Sinceramente mi fanno ridere di più quelli che sfilano impassibili ed inespressivi quasi ad interpretare una processione di fantasmi del passato, prendendosi terribilmente sul serio, quasi fossero i sacerdoti e sacerdotesse di una antica cerimonia religiosa.

Quindi non diciamo di sfilare con le scarpe da tennis ma non siamo nemmeno così talebani nel fare l'esame radiografico dei costumi per rivelare chissà quali attentati alla tradizione.

Quindi. invece di gridare sempre alla contraffazione, ringraziamo le centinaia di gruppi folk che mantengono viva la tradizione del costume e del ballo sardo e che ad ogni occasione regalano uno spettacolo di allegria e di colori.

Comunque la pensiate, divertidebos!

P.S. Se volete ammirare mummie assolutamente perfette visitate il museo etnografico.

» [Storie] » Viva il folk così com'è!


«La paura del nucleare è spesso irrazionale, ma se la Sardegna punta al turismo non può permettersi di stoccare le scorie e neppure di avere troppe pale eoliche che rovinano il paesaggio e non portano benefici economici ai sardi». Parla Robert Stone, il regista britannico-americano candidato nel 1988 all'Oscar per il documentario “Radio Bikini” che illustrava gli effetti degli esperimenti nucleari nelle isole dell'omonimo atollo.


Così esordisce l'articolo apparso sull'Unione Sarda il giorno di Ferragosto a firma di Giampiero Marras.

La sede è stata il Festival “Life After Oil”, il festival sui documentari a tema ambientale organizzato a Martis da Massimiliano Mazzotta, l'autore di “Oil” il film-denuncia sulle attività della raffineria della Saras a Sarroch.

Fin qui niente di particolarmente interessante se non fosse che Robert Stone è stato per anni un icona della ambientalismo anti-nuclearista, oggi non solo ha cambiato idea ma viene anche premiato poiché a quanto pare sta sfatando il mito del nucleare “cattivo”, più o meno le stesse idee della compianta Margherita Hack, solo che lei venne pesantemente e volgarmente attaccata per le sue idee.

Dice Stone: «oggi che le “green solutions” proposte in sostituzione dei combustibili fossili sono inadeguate. È una fantasia assoluta pensare che soltanto con le pale eoliche e i pannelli solari si potrà risolvere il problema del cambiamento climatico e sostenere la richiesta crescente di energia di un pianeta che avrà a breve 10 miliardi di persone», e ancora: «Non esiste una soluzione perfetta per fermare l'uso dei combustibili fossili. E bisogna tenere conto anche dei luoghi. In alcuni posti come la Sardegna c'è molto sole e poche industrie pesanti, così l'energia solare può svolgere un ruolo importante».

La sua mi sembra una posizione laica e lucidamente coerente coi nostri tempi, non dice che il nucleare è la soluzione ideale per tutti, ma è l'unica praticabile – oggi – per quei luoghi dove c'è una fortissima domanda di energia, per esempio nei paesi più industrializzati come l'Italia, ma al tempo stesso esclude che sia la soluzione più adatta per la Sardegna poiché, evidentemente, non ha lo stesso fabbisogno energetico dell'Italia ed è relativamente semplice trovare alternative praticabili all'impiego dei combustibili fossili.

Perché Robert Stone – ambientalista convinto – ha cambiato idea sul nucleare è raccontato nel suo documentario, ma in sintesi è dettato dal fatto che non ci sono emissioni in atmosfera e che si impiega una ridottissima quantità di “combustibile”, un piccolo cubetto di uranio grande quando un dado da brodo fornirebbe tutta l'energia necessaria per l'intera esistenza di una persona, quando invece oggi servono diversi autotreni di petrolio per ottenere lo stesso risultato.

Ovviamente parte anche dall'assunto – finora inconfutabile – che il fabbisogno energetico sia destinato a crescere nei prossimi anni, evidentemente non crede tanto nella decrescita più o meno volontaria e felice dei nostri consumi.

Stone ha idee piuttosto chiare anche circa le rinnovabili e mentre valuta positivamente l'energia ricavata dal sole è piuttosto critico verso i parchi eolici: «Bisogna chiedersi: quali sono i reali benefici? L'avvento delle turbine eoliche non ha permesso di chiudere gli stabilimenti industriali né di far risparmiare soldi alla Sardegna sulla spesa energetica. Sono solo progetti studiati appositamente dagli attivisti verdi e dalle società energetiche che vogliono fare i soldi coi sussidi governativi per l'energia rinnovabile».

Insomma per essere un ambientalista ed ecologista ha posizioni a dir poco sconvolgenti se guardate con occhi non liberi dai consueti schemi e preconcetti.

Sicuramente è una persona che ha maturato una grande consapevolezza circa il nostro modello di vita estremamente affamato di energia ed al fatto che anche coloro finora esclusi aspirano ad imitarlo.

Quanti di noi si sono chiesti quanta “corrente” consumano e come viene prodotta? Per esempio gli italiani – d'Italia – quelli che hanno la rete ferroviaria quasi interamente elettrificata, sanno quanta energia elettrica serve per far muovere ogni giorno migliaia di vagoni su e giù per lo stivale? Il fatto che le loro locomotive non vadano a gasolio come quelle della Sardegna non significa che non stiano bruciando petrolio o carbone dentro una grande centrale che emette di tutto. Per non parlare dei treni ad alta velocità, sempre più diffusi, che consumano 10 volte più corrente di un convoglio normale.

Ovviamente l'Italia – continentale – è anche un grande paese industrializzato che avrà sempre più bisogno di energia elettrica, possibilmente a basso costo, per il momento si sta approvvigionando di energia anche da centrali nucleari estere, ma per quanto tempo ancora ne potrà fare a meno?

Noi però questa volta possiamo ben dire: Non Nel Nostro Giardino! Non possiamo diventare il deposito della spazzatura nucleare italiana, ma nemmeno la piattaforma per creare tanti bei certificati verdi,  ossia licenze ad inquinare,  ad uso e consumo dei nuovi padroni del vapore.

» [Attualità] » Chi ha paura dell'energia nucleare?

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