Silanesos Conchidortos

La Gallina Prataiola

Scagli la prima pietra colui che almeno una volta non ha ironizzato sulla Gallina Prataiola e sulle leggi che da una parte la proteggono e che però, dall'altra, portano una importante contropartita economica ai nostri operatori agricoli.

Quello che noi forse non sappiamo o sottovalutiamo è che questo uccello, così raro e misterioso, è straordinariamente importante per il nostro territorio e pertanto dovremmo considerarci fortunatissimi della sua presenza, conoscendolo e proteggendolo.

Per conoscere meglio questo magnifico uccello ho approfittato della disponibilità di due esperti che hanno presentato il Piano di Gestione della nostra Z.P.S., il biologo Sergio Nissardi e la naturalista Carla Zucca.

Ho posto loro alcune domande semplici, forse banali, ma probabilmente le stesse che farebbe qualunque profano come noi.


Com'è noto il territorio di Silanus e di buona parte del Marghine è compreso in una Z.P.S., Zona di Protezione Speciale, in quanto ospita la celeberrima Gallina prataiola.

Ma perché è tanto importante questo uccello?

La Gallina prataiola è considerata specie minacciata a livello mondiale in quanto in declino, più o meno marcato, su gran parte del suo areale di distribuzione. In Italia la specie è presente solo in Sardegna, essendo scomparsa da diverse regioni del centro sud, compresa la Puglia dove fino a qualche anno fa esisteva una piccola popolazione ancora vitale. Anche in Sardegna, per il poco che sappiamo, abbiamo motivo di credere che la situazione non sia favorevole, dato che la sua presenza è ridotta a un limitato numero di aree, spesso distanti fra loro, in cui risiedono nuclei più o meno esigui, per lo più in declino e forse privi o quasi di scambi genetici fra nuclei di aree differenti. Fra tutte le aree in cui la specie è ancora presente in Sardegna le due più importanti sono certamente il campo di Ozieri e le piane comprese fra Illorai-Bolotana e Borore-Birori (in gran parte inclusa nella ZPS Altopiano di Abbasanta), ciascuna delle quali ospita circa 1/3 dell’intera popolazione sarda (e quindi italiana).

Quali habitat predilige la Gallina prataiola, quali sono le sue abitudini?

Durante la stagione riproduttiva sceglie terreni da pascolo non arati, terreni a riposo, parzialmente seminativi non irrigui di cereali, mentre fuori della stagione della nidificazione si trattiene anche in campi irrigui, specialmente campi di erba medica e altre foraggere.

Di cosa si nutre la Gallina Prataiola?

Gli adulti hanno un’alimentazione prevalentemente vegetariana, basata in gran parte su foglie, fiori e germogli di piante erbacee. Tuttavia è presente nella dieta anche una componente di invertebrati, soprattutto in periodo riproduttivo, e occasionalmente anche piccoli vertebrati. Gli insetti, particolarmente scarabeidi e ortotteri (es. cavallette), costituiscono la totalità della dieta dei pulcini nelle prime 3 settimane di vita e pertanto la disponibilità di insetti risulta uno degli elementi essenziali per garantire il buon esito della fase di allevamento dei pulcini.

Qual'è la durata di vita media e come si articola il suo ciclo di sviluppo, quante uova depone e con che grado di fertilità si riproduce?

Non esistono dati di longevità in natura di questa specie, dal momento che è poco studiata attraverso tecniche di inanellamento a scopo scientifico che di norma costituiscono l’unico modo per valutare la durata della vita degli uccelli selvatici.

La specie è tendenzialmente gregaria per la maggior parte dell’anno, tranne in periodo riproduttivo quando diventa spiccatamente territoriale. Dalla fine di marzo i maschi riproduttori si concentrano in aree relativamente ristrette all’interno delle quali ciascuno di loro difende dagli altri maschi un territorio di ampiezza variabile (2-3 ha fino a 4-6 ha). In questa arena o lek vengono attirate le femmine che operano una scelta del maschio con cui accoppiarsi. Si tratta in realtà di arene “disperse” in quanto i maschi, pur concentrandosi in aree relativamente ristrette (ottenendo così il vantaggio di attirare più facilmente un maggior numero di femmine), difendono ciascuno un piccolo territorio individuale.

Dopo l’accoppiamento, la femmina depone le uova in un’area che può anche coincidere con il territorio difeso dal maschio, ma più spesso ne dista anche qualche centinaio di metri.

Le femmine costruiscono un nido rudimentale sul terreno, dove depongono normalmente 3-4 uova verdastre (più raramente 2-6).

L’incubazione dura 20-22 giorni. I pulcini sono precoci e nidifughi e vengono alimentati dalla madre per i primi 5 giorni, dopo di che cominciano ad alimentarsi da soli.

Le femmine possono riprodursi già dal loro secondo anno mentre i maschi sono sessualmente maturi solo a partire dal terzo anno.

Dopo la riproduzione si registra una generale tendenza al gregarismo e gli animali si radunano in gruppi anche numerosi (in Sardegna in genere alcune decine).

Ha dei predatori naturali, per esempio cani randagi, volpi etc etc?

I predatori naturali possono essere Corvidi, Volpe e alcune specie di rapaci come le albanelle (predazione sul nido documentata in Spagna quale una della principali cause di fallimento della nidificazione della Gallina prataiola e di altri uccelli che nidificano sul terreno).

La presenza di cani vaganti o randagi (che non si figurano quali predatori naturali ma piuttosto elementi dovuti alla presenza antropica nel territorio) può costituire un fattore limitante soprattutto per il successo riproduttivo della specie, dato che le covate possono essere soggette a predazione.

In Sardegna mancano studi specifici e c’è quindi una sostanziale carenza di informazioni rispetto alla reale incidenza della predazione sulla Gallina prataiola.

È oggetto di bracconaggio in Sardegna?

La Gallina prataiola è probabilmente oggetto di atti di bracconaggio che vanno al di là del semplice erroneo abbattimento durante l’attività venatoria, ma non si hanno dati sufficienti per affermarlo con certezza.

Quanti esemplari ed in quali zone è ancora presente in Europa, Italia e Sardegna?

La Gallina prataiola è presente attualmente nella Penisola iberica (Spagna e Portogallo), Francia, Sardegna, Marocco (da cui mancano peraltro prove recenti di nidificazione), Turchia, Ucraina, Russia e Kazakistan meridionali, fino al Kirghizistan, incluso l’estremo nord-ovest della Cina e l’estremo nord dell’Iran.

La stima complessiva più recente della popolazione europea, del 2009, è riportata da BirdLife International, che indica un totale di 260.000 individui.

In Sardegna, almeno fino alla prima metà del ventesimo secolo, la Gallina prataiola era relativamente abbondante e diffusa in tutti i principali sistemi planiziali del basso, medio e alto Campidano, Cixerri, Sinis, Tirso, Campeda e piane del nord. Un quadro aggiornato della consistenza e distribuzione della specie in Sardegna è stato fornito recentemente attraverso un programma di monitoraggio promosso dalla Regione Sardegna, che ha permesso di rilevare poco più di 350 maschi territoriali distribuiti in poche aree residue, che vanno dalla zona di Olbia al Campidano centrale.

È un uccello migratore o stanziale, ovvero cambia abitudini a seconda delle stagioni?

La Gallina prataiola nella parte settentrionale e orientale del suo areale riproduttivo è prevalentemente o esclusivamente migratrice, mentre nella parte sud (dunque anche in Sardegna) è prevalentemente sedentaria.

Che rapporto ha con l'uomo, certi uccelli, per esempio se osservati o disturbati abbandonano il nido con le uova, succede anche per la Gallina Prataiola?

Come molte specie selvatiche, la Gallina prataiola è particolarmente sensibile al disturbo durante il periodo riproduttivo. In genere le fasi più sensibili sotto questo aspetto sono quelle iniziali della cova, quando anche disturbi di modesta entità possono provocare l’abbandono del nido.

È ipotizzabile un interesse turistico per questa specie, per esempio bird-watching?

La Gallina prataiola e altre specie legate allo stesso ambiente presenti nella ZPS (per esempio l’Occhione, la Ghiandaia marina, il Grillaio e altre ancora) sono in genere fra gli “obiettivi” più apprezzati da bird-watcher provenienti dalla Sardegna e soprattutto da altre regioni italiane o europee dove la specie è assente o rara. Si tratta certamente di un turismo di nicchia (peraltro sempre più frequente) che può contribuire ad arricchire un offerta turistica che ha come punto di forza la fruizione sostenibile del ricchissimo patrimonio ambientale e culturale della ZPS.

Che vantaggi comporta per il territorio e l'attività agricola o zootecnica insistere in una Z.P.S.?

Bisogna premettere anzitutto che il mantenimento di un’economia rurale basata principalmente sull’allevamento al pascolo, soprattutto di ovini e bovini è una delle condizioni essenziali per il perseguimento degli obiettivi di conservazione della ZPS, dato che le specie più importanti sono strettamente dipendenti dagli ambienti erbacei mantenuti proprio grazie all’attività agricola e zootecnica già in corso. Ne deriva che l’essere all’interno di una ZPS dovrebbe rappresentare soprattutto un’opportunità per gli operatori del settore agri-zootecnico che vi risiedono, sia per la maggiore facilità di accesso a fondi strutturali come quelli del Piano di Sviluppo Rurale, sia perché possono accedere più facilmente a agevolazioni e linee di finanziamento per l’attuazione di azioni mirate a incrementare la sostenibilità dell’attività agricola coerenti con gli indirizzi del Piano di Gestione. Ulteriori vantaggi sono connessi allo sviluppo di una fruizione turistica sostenibile del territorio (che sembrerebbe ad oggi avere una minore densità di fattorie didattiche e agriturismo rispetto ad altre aree della Sardegna), e alle opportunità derivanti dalle molteplici attività di monitoraggio, conservazione e gestione ambientale, che possono, nel medio periodo, garantire prospettive di crescita professionale per i giovani, anche residenti, laureati nel campo delle scienze naturali.

Quali sono i limiti per le attività agricole su una Z.P.S. come quella di Silanus e/o del Marghine in generale?

Attualmente, fino ad approvazione del Piano di Gestione, si applicano le misure di tutela previste dal Decreto del 17 Ottobre 2007 del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare recante “Criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative a Zone speciali di conservazione (ZSC) e a Zone di protezione speciale (ZPS)”. Si tratta di obblighi, divieti e incentivi che, nella maggioranza dei casi, hanno scarsa incidenza sulla conduzione agricola e zootecnica ma che in qualche caso (per esempio il divieto di bruciatura delle stoppie e delle paglie nelle superfici a seminativo, o la sospensione degli sfalci per un periodo di 150 giorni consecutivi fra il 15 febbraio e il 30 settembre) possono contravvenire alle pratiche agricole tradizionali creando problemi rispetto alla normale conduzione dei fondi. Le indicazioni del citato Decreto sono da ritenersi valide salvo diverse prescrizioni dell’Autorità di gestione che, sulla base di un’approfondita conoscenza del quadro ambientale e di quello socioeconomico locale può modulare, pur senza derogare, l’applicazione di vincoli, obblighi e incentivi in modo da calibrarli sulla realtà locale, rendendoli più funzionali al perseguimento degli obiettivi di conservazione dell’ambiente e di valorizzazione dell’economia rurale. A questo proposito, il Piano di Gestione prevede fra le varie azioni, la redazione del “Disciplinare per l'agricoltura sostenibile” (azione RE2 del PDG) finalizzato alla regolamentazione dell'attività agricola e zootecnica all'interno della ZPS secondo i principi della sostenibilità in base alle normative comunitarie, nazionali e regionali. La redazione del disciplinare verrà fatta dall'Ente Gestore in accordo con gli imprenditori agricoli del territorio.

Esistono attività agricole che favoriscono la proliferazione della Gallina Prataiola, per esempio erbai o prati con essenze particolari, irrigazione, riduzione delle siepi, spietramenti e decespugliamenti, abbruciamento di stoppie, arature et cetera?

In linea di massima si può dire che le pratiche agricole che garantiscono il mantenimento degli ambienti erbacei (intendendo pascoli naturali, ma anche seminativi a orzo, frumento, grano, foraggere, ecc.) sono compatibili con la sopravvivenza della Gallina prataiola e delle altre specie che ne condividono l’habitat, anche se è probabile che una più attenta gestione di alcune pratiche potenzialmente impattanti su uova e pulcini (es. sfalci, arature) potrebbe migliorare le possibilità di sopravvivenza e di incremento della fauna selvatica senza incidenze negative sull’economia. Sono invece potenzialmente dannose le colture che riducono le superfici di habitat, come le colture arboree, i campi di mais, girasole e altre essenze che non si configurano come “praterie”.

Quali esempi esistono nel mondo di tutela verso questo uccello, visto che da noi spesso è considerato un impiccio più che una risorsa importante?

In Francia e soprattutto in Spagna, che ospita una buona parte della popolazione mondiale di questa specie, la Gallina prataiola è stata oggetto non solo di numerosi studi, ma anche di azioni di conservazione e sensibilizzazione. Certamente sta aumentando la consapevolezza che mantenere la Gallina prataiola (come specie simbolo degli agroecosistemi ormai minacciati dall’enorme sviluppo dell’agricoltura intensiva) significa mantenere un’elevata qualità degli ambienti (e dei prodotti) agricoli, e in ultima analisi garantire a noi stessi una migliore qualità della vita.

Probabilmente il nome “gallina” banalizza l'importanza di questo animale, si fosse chiamato falco, cicogna o gru forse avrebbe suscitato maggior rispetto, con quali altri nomi è conosciuto?

Il nome Gallina prataiola è il nome riconosciuto dalla nomenclatura ufficiale nazionale, e così utilizzato fin dai tempi di Francesco Cetti nella seconda metà del settecento e Gaetano Cara nell’ottocento, nelle loro descrizioni della fauna sarda. Pudda campina e Pidraxiu sono alcuni dei nomi dialettali con cui la specie è conosciuta in diverse aree della Sardegna. Una maggiore conoscenza di questa specie contribuirebbe senz’altro ad aumentarne la considerazione nelle persone, dal momento che in genere chi ha la fortuna di osservare questa specie in natura (durante le parate dei maschi o anche nella fase gregaria invernale) ne rimane ammirato.


Sergio Nissardi (Biologo) e Carla Zucca (naturalista) sono i due soci della società Anthus, si occupano da oltre 20 anni di monitoraggio, conservazione e gestione della fauna selvatica. In particolare fra il 2009 ed il 2011 hanno redatto per conto della Regione Autonoma della Sardegna, il “Piano d’azione per la salvaguardia e il monitoraggio della Gallina prataiola”. Fanno parte del gruppo di lavoro che sta redigendo il Piano di Gestione della Zona di Protezione Speciale (z.p.s.) “Altopiano di Abbasanta” ITB0223051 (RTI costituito da Centro! di Alessandra Manca, I.V.R.A.M. di Antonio Torre & C. S.a.s, ALEA Società Cooperativa, Anthus snc, Arch. Enrica Campus, Dr. Agr. Luisa Carta, Dr. Sergio Cossu, Dr. Agr. Rita Contini) ed in particolare si sono occupati del quadro faunistico e delle sue problematiche.

Ringraziamo Sergio e Carla per l'intervista e per le foto gentilmente concesse.

» [Attualità] » La regina delle campagne del Marghine

Per la nostra rubrica "Storie" un anima buona ci segnala una magistrale descrizione di Silanus tratta dal sito www.silanuscomunitaospitale.it, meglio mettere le mani avanti e chiedere pietà agli eventuali turisti in cerca di emozioni autentiche, che magari potrebbero farci causa per pubblicità ingannevole. Gia stiamo pagando salato l'architetto Motzo, l'acqua di Abbanoa e la monnezza che portiamo a Tossilo, evitiamo di pagare i risarcimenti anche ai turisti.

Ma cosa racconta di noi questo sito? Già dal titolo si capisce che questo articolo è roba potente.


Silanus, un paese da vivere

Una collina. Intorno, pare che la terra non abbia un limite, si distende all’infinito sino al punto in cui si ricongiunge con l’orizzonte.

{Però, più o meno nel posto dove uno si aspetterebbe di trovarci il Mulino Bianco, ci trova sa Contonera 'e Padru, ... ma non è la stessa cosa}

È mattina a Silanus, e la giornata inizia come sempre col sorriso. Il paese si sveglia, il fornaio apre il negozio, il contadino esce nei campi, gli artigiani aprono le botteghe, pronti a creare nuovi oggetti, nuove opere d’arte.

{Ohiboh, vada per le pagnotte calde-calde, ma la mattina molti si svegliano col muso come scrofa e adesso bisogna anche mettersi alla ricerca di questo contadino misterioso di cui ormai si son perse le tracce, come Majorana. Sulle opere d'arte poi, parliamone, che siamo curiosi.}

Le donne tessono, cucinano, organizzano l’ambiente domestico delle bellissime case in granito, che caratterizzano il centro storico del borgo, come attrici fondamentali della comunità locale.

{Centro storico e bellissime case in granito, donne con una mano al telaio e con l'altra girano la bagna cauda, nel borgo di Silanus, roba da farci prendere in giro per i secoli dei secoli. A proposito cos'è un borgo?}

Dall’alto della collina dove è situato, protetto dai venti di maestrale e tramontana, Silanus domina la vallata, circondato da un territorio coperto da boschi e ricco di selvaggina, dove l’uomo, con il suo sapere secolare, ha creato un tempio dell’agricoltura, coltivando da sempre cereali, orzo, fave, legumi, viti e alberi da frutta.

{Nelll'alto della vallata c'era una volta la ggavva, Silanos sta in basso, e che dire se uno per caso volesse mettersi alla ricerca del Tempio dell'Agricoltura, cerca che ti cerco, per vedere le distese di frumento, orzo, fave, non basterebbe un binocolo, ma nemmeno un telescopio, ci vorrebbe un potente radiotelescopio.}

Le sue origini antiche e misteriose, stendono un velo di fascino sopra questo piccolo borgo sardo, conosciuto in tutto il mondo per l’impressionante longevità dei suoi abitanti, molti dei quali ultracentenari. Forse il fatto che ancora oggi a Silanus si “viva bene” ha contribuito a questo primato, forse i suoi ritmi di vita lenti, basati sui valori della semplicità e della genuinità, hanno premiato gli abitanti, con una vita lunga e sana.

 {E smettiamola di celebrare la longevità dei silanesi che porta sfiga. Quando ne avevamo 6/7 viventi e si sollevò il caso mediatico, morirono tutti a stretto giro di posta. Adesso ne abbiamo uno virgola cinque su 2300 under 100 ed ogni volta che si parla di longevità, cioè di loro, so che toccano ferro per non dire altro.}

Silanus è un paese da visitare, ma soprattutto da vivere. Per questo si pone come comunità ospitale, basandosi su una cultura dell’accoglienza non forzata, ma autentica. Un viaggio in una cultura antica, in una terra ricca di arte, storia e tradizioni, dove gli ospiti, divenuti “cittadini temporanei”, potranno godere più che un’esperienza turistica, quanto una vera e propria esperienza di vita.

{Evvabbene con l'accoglienza, poiché un tazza di birra non si nega a nessuno, ma non esageriamo - ca non mi ch'apo a bessire dae domo pro sos turistos.}

Comunque, chiunque abbia scritto il pezzo merita uno speciale premio Nobel per la poesia, dopotutto, Silanus, è o non è celebrato nel mondo sopratutto per la specialissima vena poetica dei suoi abitanti?

 

» [Storie] » Silanus, un borgo allo specchio

Di questo passo converrà fare le ordinanze solo per quei pochi giorni in cui l'acqua è potabile.

Nel frattempo bevetevi un Ramazzotti.

 

» [Comunicati] » L'acqua di Silanus ancora non potabile

«La cricca agiva così, il sistema è tutto marcio»

Luca Baltolu, il testimone chiave dell'inchiesta da noi intervistato sul giornale di oggi (L'Unione Sarda del 1° maggio 2015), ha scelto - per ragioni di prudenza - di non farsi fotografare. Luca Baltolu è un ingegnere cagliaritano, ha solo 28 anni. Nel 2013 ha deciso di denunciare: ha indicato fatti, metodi, nomi di un sistema di corruzione. Lo ha fatto per primo, in solitaria. Le sue parole «hanno trovato significative conferme nei documenti», dicono gli inquirenti che hanno bucato la rete di professionisti e amministratori pubblici che controllava gli appalti di molti comuni. Con la sua società, la Nea Srl, ad Aritzo aveva vinto un bando, ma era stato tagliato fuori, in favore di quelle che è stata definita “la cupola”. E si era beccato anche la segnalazione all'Anticorruzione. Lui, che era in regola.
Dalle sue denunce che hanno fatto esplodere l'inchiesta sono passati due anni, ora gli arresti. Ha avuto paura?

«Ho avviato una richiesta di porto d'armi per difesa personale, perché si è parlato molto di me, c'è anche sulle carte: c'è chi è andato in giro a parlar male di me. Ovviamente non sono tranquillo. A differenza di molti io denuncio mettendoci la faccia».
Come era andata ad Aritzo?
«Il sistema era la manifestazione di interesse. Avevo i titoli, ho mandato il plico. Molte di queste gare sono truccate, lo sapevo. Una più una in meno non mi costava nulla, partecipo dappertutto».
Perché? Se sapete che le gare sono truccate…
«Credo che lo sia l'80 per cento dei bandi pubblici, purtroppo. Il mondo degli appalti, grandi e piccoli, è una voragine senza fondo. Poi ci si può anche mettere il salame sugli occhi e decidere di non vedere. Ma è così».
Eppure partecipa ai bandi.
«Per me è importante capire le dinamiche. E per fortuna ci sono le gare pulite. Abbiamo appena vinto in Regione, avevamo contro il gruppo che poi è stato arrestato: avevano fatto accesso agli atti contro di me. Solo per danneggiarmi, sapevano delle mie denunce».
Torniamo ad Aritzo.
«Veniamo ammessi. Poi inizia a succedere tutto. Il mio socio geologo mi telefona: “Luca”, mi dice, “guarda, mi ha chiamato Tizio, mi ha detto che dobbiamo sballare l'offerta o non presentarla proprio”. Proprio così».
La contropartita qual era?
«Mi ha detto che promettevano di rendere la cortesia: ha fatto bene a riportarmi tutto. Ho rifiutato. Poi mio padre riceve chiamata. Gli dicono: “La gara è nostra, non dovete partecipare”. Poi: “Dimmi che ribasso fate”. Lui ha risposto che me ne occupavo io. E hanno chiuso lì. Ho deciso di sparare un ribasso enorme, pur di portargliela via, non sopportavo l'atteggiamento. Io non pago tangenti, non pago per lavorare. Io fatico. Preferirei buttarmi sul privato».
E il pubblico?
«Fa schifo. Per questo volevo proporre una legge sugli appalti che si fonda sull'anticorruzione e la trasparenza ammnistrativa, l'abbiamo scritta con un avvocato: in Regione non ci hanno nemmeno considerato».
Cosa dice, in breve, questa legge?
«Quattordici articoli, con incentivi alla denuncia. Chi lo fa viene pagato al momento della eventuale condanna del responsabile. I soldi da dove li tiri fuori? Si prevedono quote nel quadro economico dell'appalto. In Italia è stato copiato il sistema americano del wihstleblowing, certo, solo che la nostra legge è fatta male, non garantisce il totale anonimato per chi segnala e nemmeno un incentivo. Perché devo denunciare gratis, e rischiare?».
Cosa rischia un professionista che denuncia?
«Sei quello che denuncia, e in Italia non è ben visto, vieni additato come carogna. Se lavori col pubblico può succedere che non prendi più incarichi, perché la gente ti tiene lontano. Prima arrivavo almeno secondo. Ora no. Un motivo c'è».
La voce sulle sue accuse ha girato?
«Avevo fatto altre denunce per altri appalti nei quali le persone coinvolte nell'inchiesta non c'entravano. Ho perso tanti soldi. In un'occasione ho fatto accesso agli atti, mi sembrava tutto irregolare: gara annullata e atti in Procura».
Torniamo ad Aritzo.
«Io e Tore Pinna ci troviamo lì. Il Rup, una delle sorelle Vacca, nota il precedente di mio padre, direttore tecnico della Nes: un vecchio errore sui contributi. Pinna si punta: “Io chiedo l'esclusione”, dice con fare arrogante. Io gli ho richiamato il codice dei contratti, era tutto a posto. Quando aprono la sua busta mi accorgo di una serie di incongruenze, le stesse che poi sono emerse nell'ordinanza di arresto».
Notate anche da altri: qualcuno che ha presentato un breve esposto anonimo alla Procura di Oristano. Dove l'hanno chiamata e ha raccontato tutto nei dettagli. Lo aveva rivelato a qualcuno?
«Con gli amici, fuori dal lavoro, voglio divertirmi. Però ovviamente quando ti succedono certe cose, ricevi minacce, se non ti sfoghi in famiglia e con gli amici come fai? Non potevo dire granché, ma ai più fidati ho detto: mi è successo questo e quello».
E nessuno le ha detto: sei pazzo?
«Tutti. La frase era, testuale: “Chi cazzo te lo fa fare?”. E in effetti...»
E cosa rispondeva?
«Che se nessuno lo fa, le cose non cambiano. Io ci credo. E quando ho visto che delle indagini si sarebbe occupata una persona giovane, ci ho creduto ancora di più.
Solo chi è giovane può cambiare il sistema, creato dalla vecchia guardia che governa da decenni. La politica è sporca. Anche se ho qualche amico e conosco qualcuno di cui ho stima. Fin da ragazzino non sopportavo che altri, non in regola, vincessero ai nostri danni. Non ci dormivo la notte».
E ad Aritzo quindi ha voluto dire basta.
«Io ho contribuito, ho denunciato quello che sapevo. Ma tutto parte secondo me da un amministratore corretto, che ha scritto il primo esposto anonimo. Io poi vengo chiamato in Procura, faccio i nomi dei protagonisti del sistema, scopro il gioco, e scoppia il bubbone».
«Se in Italia denunci il sistema vieni additato come una carogna, col settore pubblico non puoi più lavorare»
«Solo chi è giovane può cambiare il sistema, creato di chi da sempre è al governo: è una politica sporca»

(L'Unione Sarda del 1° maggio 2015)

» [Attualità] » Intervista a Luca Baltolu

Vi segnaliamo un bellissimo sito - www.lastoriasarda.com - veramente utile per quegli insegnanti della scuola primaria che vogliono insegnare ai nostri alunni le nozioni indispensabili sulla storia della Sardegna, totalmente assenti nei nostri libri di testo. Un lavoro doppiamente encomiabile perché svolto volontariamente e messo a disposizione gratuta di tutti, triplamente bello perché è reso disponibile anche in lingua sarda.

Invitiamo tutti a diffondere e divulgare questa bellissima iniziativa!


Il gruppo Storia sarda nella scuola italiana è una rete di autori e docenti: il loro obiettivo è portare la storia sarda nella scuola italiana, vista la sua inammissibile assenza nei testi in adozione.
Il gruppo è formato da diverse professionalità, che agiscono su base volontaria: autori di testi scolastici, insegnanti, archeologi, linguisti, grafici e illustratori.

Il gruppo realizza il suo obiettivo producendo in formato digitale testi di storia e mettendoli gratuitamente a disposizione di tutti i docenti. Si tratta di PDF in cui la storia sarda è raccontata secondo lo stile, il linguaggio e il grado di difficoltà adatti ai bambini e ragazzi delle scuole primarie e secondarie, in affiancamento alla storia generale e secondo la periodizzazione imposta dai programmi ministeriali.


Il gruppo

Alessandra Garau
Autore

Operatore nei cantieri di scavo e restauro archeologico; coordinatore progettuale, guida e operatore didattico nell'ambito della gestione di aree archeologiche in Ogliastra.

 
Manuela EnnasAutore

Formazione classica, operatore culturale e studiosa di lingua sarda. Direttore editoriale di Boxis de Murriali, rivista indipendente in lingua sarda.

 
Omar OnnisAutore

Storico, saggista, blogger, studioso di lingua sarda, con esperienza nella progettazione e realizzazione di attività educative.


Maurizio CasuAutore

Docente di scuola secondaria superiore, tecnico dei servizi educativi presso musei ed aree archeologiche, autore di testi di storia e tradizioni della Sardegna.


 
Simone MereuAutore

Docente di Storia dell'Arte nella scuola secondaria di secondo grado, autore di saggi sulla Storia dell'arte in Sardegna, curatore di mostre ed eventi culturali.


 

Isabella ToreAutore

Insegnante di scuola primaria, vive e lavora a Oristano. Da anni impegnata per promuovere lo studio e la conoscenza della  storia e  della lingua sarda.


 

Maurizio OnnisAutore

Autore di testi per le scuole secondarie di primo e secondo grado. Ha pubblicato per Arnoldo Mondadori, Loescher e D'Anna. Consulente editoriale. Vive e lavora a Villanovaforru.


 

Andrea LeddaAmministratore sito web

Ingegnere in Tiscali dal 2009. Laurea all'Università di Cagliari in Ingegneria Elettrica ed Elettronia e specializzazione  in Ingegneria delle Telecomunicazioni. Vive e lavora a Cagliari.


Le lezioni

Classe terza Classe quarta Classe quinta

 


www.lastoriasarda.com

 

» Bacheca » La storia sarda nella scuola italiana

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