Pubblica utilità o mera speculazione finanziaria?

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Da qualche tempo è entrata nel dibattito pubblico sardo, a proposito o a sproposito, la parola Land Grabbing ossia la sistematica sottrazione di grandi porzioni di territorio in favore del grande capitale per metterla a frutto o sfruttamento.

È ormai un fatto più che assodato che la Sardegna sia stata da sempre oggetto di sfruttamento indiscriminato del suolo e del sottosuolo, poco o nulla e rimasto ai sardi una volta terminata l'attività “estrattiva” dei suoi beni.

Se anticamente la rapina avveniva per “manu militari” oggi si usano le armi, non meno efficaci, della persuasione monetaria o pubblicitaria e quando non funziona il denaro tal quale si ricorre alle leggi dello Stato e delle Regioni.

La campagna pubblicitaria della SARAS ne è un esempio, questa ditta, storicamente impegnata nella raffinazione del petrolio, è anche proprietaria di uno dei più grandi parchi eolici della Sardegna e da qualche tempo si è messa anche in testa di perforare il nostro sottosuolo alla ricerca del gas naturale. Ebbene, nel suo lucido progetto di acquisizione del nostro territorio, non disdegna di ricorrere agli strumenti più subdoli della persuasione occulta, sponsorizza ricorrenze religiose come grandi eventi sociali e sportivi pur di accreditarsi presso l'opinione pubblica, le leggi dello stato completano l'opera garantendole una sostanziale posizione dominante sul nostro territorio, ricorrendo spesso al ricatto occupazionale.

In totale ci ritroviamo oggi con quasi mezzo milione di ettari, circa un quinto del nostro territorio, irrimediabilmente compromesso dalle attività industriali e militari, cui si dovrebbe sommare qualche altro migliaio di ettari ceduto alla speculazione energetica – sole e vento - degli ultimi anni, oltre la prossima ondata ventura.

Non bastassero gli italiani, i tedeschi, gli spagnoli, i cinesi ed i francesi, adesso arrivano anche gli inglesi della Quanquacosa Limited, che come gli altri non ammetteranno mai di essere qui per il profitto e solo per questo, ma forti delle solite quanto banalissime fotografie - non certo esaltanti – sullo stato della nostra economica promettono di dare una decisa sterzata alle nostre produzioni agricole.

Gli investimenti miliardari porterebbero in secondo piano la produzione di energia elettrica sovvenzionata rispetto al netto miglioramento delle produzioni agricole oggi ai minimi termini o quasi.

Non so se siamo in presenza di fenomeni della scienza agraria o di fenomeni e basta.

Ammettendo pure che tutto ciò sia possibile, chi ci garantisce che lo si realizzi davvero? Nessuno!
Queste sono società che a fronte di investimenti e profitti ingentissimi, non espongono un euro del loro capitale alla responsabilità civile verso chi le ospita se non il minimo indispensabile previsto dalla legge. In caso di fallimento – più o meno fraudolento – la perdita è limitata appunto allo scarsissimo capitale sociale.

Questo apparentemente è un semplice e forse semplicistico ragionamento suggerito dalle esperienze passate e come tale potenzialmente fallace poiché basato su impressioni, ma a cosa ci servirebbero le esperienze passate se non per evitare di ripetere gli stessi errori?

Non volendo fare processi alle intenzioni, c'è un altro l'aspetto, molto più grave e poco evidenziato su queste vicende, che ovviamente non riguardano solo il solare termodinamico ma anche, per esempio, le recenti autorizzazioni concesse dalla regione circa lo sfruttamento dell'energia geotermica, ossia la presunta “Pubblica Utilità”.

Solo quando lo Stato è definitivamente corrotto in ogni suo ganglio può passare il principio che si possano alienare i beni collettivi e/o espropriare quelli privati per consentire a compagnie anonime di sfruttarli senza alcun tangibile beneficio per la collettività. Sappiamo benissimo che dalla cosiddetta “energia pulita” spesso ottenuta da impianti tutt'altro che “verdi” i cittadini non hanno alcun beneficio, anzi pagano un sovrapprezzo in bolletta che serve a sovvenzionare questi impianti e senza il quale nessuno avrebbe interesse a realizzarli. Da quel che si legge pare che solo in Italia vengano concessi per legge privilegi economici di questa entità tassando indiscriminatamente i consumi elettrici dell'utenza.

Appare pertanto inaccettabile che un privato possa mettersi in testa di portar via con le buone o con le cattive, le terre di un altro privato o - peggio ancora - della collettività semplicemente perché crede o vuol farci credere di svolgere un servizio di pubblica utilità che può espletare solo in quel sito.

Lo stato centrale insieme alle sue emanazioni regionali ha da tempo rinunciato ad ogni azione regolatoria degli appetiti della grande speculazione che oggi è più che altro finanziaria, si accontenta di incassare le tasse di cui è sempre più ingordo garantendo ai soliti furbi i profitti per legge col sistema blindato delle tariffe.

In un meccanismo ciclico perfettamente chiuso il sistema si perpetua immutabile poiché i beneficiati diventano anche gli artefici del consenso elettorale e politico dove le popolazioni non sono altro che una massa amorfa e plasmabile alla bisogna.

A.M.