Ricordando Franco

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Era la mezzanotte di vent’anni fa, quando all'ultimo giornale-radio diedero la notizia di un agguato in Sardegna ad un sindacalista della CGIL, non fu per me necessario arrivare alla pronuncia del nome per capire che avevano assassinato Franco, Franco Pintus.

Venni colto da uno stato di prostrazione che mi impedì di recarmi a Lanusei, lo salutai solo il giorno del funerale. Il rapido rito delle condoglianze insieme a tanti amici concluse quella cerimonia.

Ma per chi l’ha conosciuto e amato, Franco era ed è indimenticabile, come lo sono tutte le persone buone, oneste ed altruiste, poiché questo è stato Franco nei suoi 43 anni di vita.

Incontrai Franco per l’ultima volta al suo rientro a Silanus, pochi giorni dopo la sua uscita dal carcere, venne infatti anche ingiustamente imprigionato in seguito al maldestro tentativo dei suoi nemici di far ricadere su di lui la responsabilità di un delitto.

Venne rapidamente prosciolto ma, per nulla intimorito, aveva deciso di proseguire la sua battaglia per la legalità e contro il malaffare che aveva pervaso anche la Camera del Lavoro dell’Ogliastra.

Fu un delitto in puro stile mafioso, ucciso a fucilate nel buio di una strada di campagna, davanti alla moglie e alle sue due bambine.

Dopo alcuni anni un lungo processo ristabilì definitivamente la verità e le responsabilità, chi volesse approfondire trova anche un libro sull’intera vicenda, ma non è di questi fatti criminali che mi interessa parlare.

Abbiamo ricordato Franco anche in occasione della presentazione del libro “Carlo Felice e i tiranni sabaudi”, lo abbiamo ricordato come figura “nostra” meritevole di essere indicata come esempio di sacrificio per il cosiddetto “bene comune”, molto meglio di certi beceri criminali, poiché questo sono stati i sabaudi in Sardegna ed in buona parte del sud d’Italia.

Franco era una persona semplice, non era un ricco, un notabile e tanto meno un potente, era una persona normalissima con un forte senso della lealtà e della giustizia, ha lottato contro i suoi nemici nel sindacato, legati alla criminalità comune e degli affari, non certo per tornaconto personale ma anche per fermare una serie di speculazioni in danno al territorio.

Noi tutti gli siamo debitori, per questo dobbiamo ricordarlo, come si ricordano tutte le persone che nel loro passaggio terreno hanno lasciato un segno positivo, intitolargli una piazza o una via di Silanus sarebbe un giusto gesto di riconoscenza.

Non vogliamo, non verrebbe nemmeno lui, un monumento, poiché sarebbe solo uno spreco di denaro pubblico, l’intitolazione di una strada o una piazza importante di Silanus invece sarebbe più opportuna, non costerebbe nulla e sono sicuro che troverebbe d’accordo tutta la popolazione di Silanus.

Noi che abbiamo avuto la buona sorte di conoscerlo, sicuramente continueremo sempre a ricordarlo con affetto, sorridente come in questa vecchia foto scattata a Prunas, ciao Fra’, ancora oe non paret beru.

Anghelu