[Attualità]

Zigantes de Monti Prama

In questi giorni si è scritto tanto sulle statue ritrovate trent'anni fà nelle campagne di Cabras, non volendo aggiungere nulla a quanto persone sicuramente più competenti di noi hanno scritto, tra tutti scelgo  la pagina del quotidiano "Il Manifesto" del 10 agosto 2010 curata dall'archeologo Marcello Madau. (ADM)

L'isola DEI GIGANTI di Marcello Madau

Le statue colossali di Monti Prama, tesoro archeologico della terra sarda, sono tornate alla ribalta della cronaca dopo che il super manager dei beni culturali Mario Resca le ha individuate come star da spedire in giro per il mondo. Il ministro Bondi ha bloccato lo «scippo», ma resta il fatto che quel patrimonio, composto da circa trenta sculture risalenti all'VIII-VII secolo a.C., rappresenta uno degli episodi più importanti della storia dell'arte antica mondiale. E andrebbe «promosso» con ben altri strum
Fu nel centro dell'occidente sardo, fra stagni pescosissimi e mari attraversati da navi di ogni provenienza, che il mondo dei nuraghi creò nella località oggi nota come Monti Prama (o Mont'e Prama: monte della palma) quello che per noi è un eccezionale patrimonio archeologico e unicum mediterraneo.
Circa 2750 anni fa, venne scelto nel Sinis un luogo per ospitare il racconto di una trentina di statue eroiche colossali, i zigantes (i giganti) che esprimevano nei pressi della città fenicia di Tharros un tributo agli antenati. Assieme al ricordo degli eroi, quello dei nuraghi, resi in modellini di pietra e, forse, in capitelli sommitali.
Tale patrimonio ha fatto immaginare a Mario Resca una maldestra azione di marketing culturale nella lontana Cina. Progetto non casuale, preceduto da un convegno sassarese di Invitalia (ex sviluppo Italia) sugli stessi «zigantes» (dettaglio e retroscena politici illuminanti del carrozzone trasversale sul Manifesto Sardo: http://www.manifestosardo.org).
In queste ore - vista la malaparata - l'idea di Resca è stata persino bloccata dal ministro Bondi. Il coraggio di farlo glielo abbiamo regalato - spero che venga colto il nostro senso dell'ospitalità - con una sollevazione dalla Sardegna.
Le statue, ricomposte e in teoria continua, creano un'emozione straordinaria nella lunga galleria del Centro Regionale di Restauro di Li Punti, presso Sassari.
Sembrano persino più tranquille dopo essere scampate a un'indecorosa esibizione per il G8 a La Maddalena e al tentativo di un viaggetto cinese. O magari solo tirrenico, per sostituire due impertinenti statue in bronzo dell'ultimo stile severo che si rifiutavano - per un'antica supponenza e lontana saggezza - di viaggiare con Resca, dopo essere sopravvissute alla conclusione del viaggio su una nave romana, finendo in fondo al mare, al largo delle coste calabresi di Riace.
I kolossoi - guerrieri arcieri pugilatori - sono un episodio chiave della storia dell'arte antica mondiale. Al momento della scoperta risultarono deposti in frantumi, in una discarica di formazione antica su trenta tombe a pozzetto a sepoltura individuale, strettamente affiancate. La collocazione originaria delle statue era certo non troppo lontana.
La civiltà dei nuraghi, nota in tutto il Mediterraneo e straordinario paesaggio culturale, tuttora, della Sardegna, si distese per circa mille anni, con un tragitto che vide nascere e morire, talora accompagnandosi a esse, civiltà come quella minoica, quella micenea, quella dei «ritorni». Ichnoussa vide le prime navigazioni precoloniali di orientali ed egei, in particolare siriani, aramei, filistei e greci di Rodi ed Eubea, sino a incontrarsi con fenici ed etruschi, per chiudere definitivamente la vicenda nuragica con la conquista cartaginese protocollata nel Primo Trattato fra Cartagine e Roma del 509 a.C.
Da Oriente a Occidente non vi è luogo antico con una tale concentrazione di statue colossali. Il perché è tutto da scrivere. Nella terra e nel mito. Il problema di questa impressionante documentazione, alla radice stessa della velleitaria idea di portarla in giro a restauro concluso, è che conosciamo ben poco della realtà che la espresse direttamente. Abbiamo tracce splendide, che, non spiegate, produrrebbero mostre mute e tutte basate sul fascino, puramente estetizzante e antiquario, del «capolavoro».
Cosa sappiamo di questo fenomeno? Dati assai insufficienti, ma intanto preziosi. L'iconografia: per l'autorappresentazione di committenze colte e ai vertici della comunità. L'elaborazione artistica: sopra la tradizione geometrica del mondo sardo si posò un'antica lezione orientalizzante nella quale è anche possibile cogliere echi direttamente orientali. E il paesaggio: la storia di una grande comunità nuragica fra le fenicie Othoca e Tharros che si incontra con il mondo orientale, forse sin dentro botteghe scultoree che servivano, quasi come botteghe palatine, élite indigene di gusto e apertura internazionale. Tracce altissime di meticciato. Una storia territoriale che dovrebbe avere, come destinazione finale e stabile delle statue, un nuovo museo strettamente connesso e vicinissimo al luogo del ritrovamento.
Non sappiamo il resto, che è molto: dove fosse il santuario; la sua relazione con le necropoli; quale gruppo, federazione nuragica lo avviò; se in essi vi fossero i nuragici sepolti nelle tombe fenicie di Tharros.
Evitata almeno sinora l'emigrazione proposta da Resca, rimane il cammino degli studi, ai quali certamente lo stesso restauro darà preziose informazioni. La ricerca adesso inizia seriamente, con la possibilità di costruire un percorso virtuoso. È quanto viene opportunamente ricordato dalla sezione sarda dell'Associazione nazionale degli archeologi: «Tutti i corretti passaggi che la disciplina archeologica impone siano osservati e che solo attraverso lo studio e il lavoro degli archeologi e delle altre professionalità interessate in tutte le fasi (dal recupero del contesto originario, anche tramite attività di scavo, al restauro, allo studio scientifico) si giunga a una corretta valorizzazione che permetta di comunicare alla collettività, naturale destinataria del suo passato, non solo oggetti, per quanto monumentali e di impatto, ma soprattutto la storia di una comunità o di parte di essa».
In questo forte rapporto fra presente e passato, che sembra motivare in modo diffuso le comunità sarde, non tutto è ovviamente lineare. Fra chi colloca le statue addirittura entro la fine del millennio precedente o subito dopo, una datazione che non sembra avere sinora alcuna giustificazione scientifica, vi è il tentativo di nobilitare un popolo mediante l'antichizzazione delle sue radici (meccanismo ben noto nell'invenzione della tradizione e nei falsi culturali nazionalisti, in particolare dall'Ottocento in poi), o di collegare direttamente i nostri guerrieri ai favolosi Sherden. Ed è anche stucchevole sentire: «la scultura nuragica precede quella greca». E poi, quale scultura greca? Infine, prima anche della scultura orientale? L'attrazione non sembra per ragioni scientifiche.
Questo pastone qualunquista, di piccolo orgoglio e para-esoterico si nutre anche di infondate suggestioni atlantidee. Per fare cassa? Da poco una formazione del centro-destra, i Riformatori, ha proposto - senza vergogna - di speculare per la promozione commerciale dell'isola sulla favola fantastica di Atlantide come, altrove, sul mostro di Loch Ness.
Ma accanto a queste forzature ideologiche resta il fatto di una reazione ampia al tentativo di scippo del nostro patrimonio culturale. Al diritto, dopo quasi quarant'anni fra indifferenza e restauro, di avere finalmente questa ricchezza e poterne fruire.
Ma ciò non spiega completamente la natura della reazione, perché essa appaia così insolitamente forte. Crediamo che una risposta plausibile sia nel visibile radicamento dei monumenti archeologici nel territorio, e in particolare degli ottomila nuraghi, tale da non poterne prescindere. Il senso di appartenenza a un paesaggio sardo fortemente identitario, nel quale il nuraghe è talmente presente da essere riprodotto in incredibili capannoni kitsch...
Vi è un furto che va oltre il sacco delle coste, più pericoloso e intimo, più strisciante e velenoso, che è stato respinto in queste calde giornate di agosto scelte non a caso. È' un segnale di buon auspicio.

Due identità sarde o dialogo tra sordi?

Ringraziamo Roberto Bolognesi valente linguista sardo trapiantato in Olanda per questo interessantissimo articolo.

Non vorrei vedere una Sardegna che sia l’immagine rovesciata della Sardegna attuale con dei Sardi di serie A (domani i sardoparlanti, oggi gli italofoni) e di serie B (domani gli italofoni, oggi i sardoparlanti), perché non credo che in una Sardegna del genere si vivrebbe meglio che nella Sardegna attuale.

A chi serve il Partito dei sardi

 Comizio di Gasparri in sostegno a Giacomo SannaLa recente tornata elettorale sarda ha evidenziato il progressivo aumento dell’astensionismo unito allo sfaldarsi dei due principali blocchi elettorali di centro destra e centro sinistra, ad opera sopratutto di personalità ambiziose ispirate da istanze territorialistiche: Arbau a Nuoro e Massidda a Cagliari. Parole d’ordine frequentemente sentite in campagna elettorale sono state: “padroni a casa nostra”, “federalismo”, “autonomia forte”, fino ad arrivare all’indipendentismo ondivago di qualche anguillesco parvenu sardista.
Il sia pur modesto successo elettorale di iRS porterà sicuramente i partiti “unionisti” a caricare di contenuti populistici e rivendicazionisti le loro future azioni puntando sugli slogan di successo della Lega Nord, in tale movimento si inquadrano anche le improvvide comparsate di esponenti leghisti durante la campagna elettorale sarda. D’altra parte si auspica un vasto rassemblement di partiti sardisti e indipendentisti dentro un Partito Unico dei Sardi (P.U.S.) capace di rifondare un movimento neo-sardista non si capisce bene se autonomista, federalista o indipendentista nell’intenzione di risvegliare l’orgoglio popolare sardo in aperto conflitto con l’establishment centrale italiano.

La "fortuna" di essere Italianistani

Salve, sono un cittadino dell'Italianistan.

Sas palas de su tzichi

I nostri vicini bonorvesi si stanno dotando di un vastissimo parco eolico, si parla di alcune decine di aerogeneratori su circa 800 ettari gia perfettamente visibili da Punta Tiria.

Moratti: calcio e petrolio

Un articolo di Michela Murgia, scritto per Tiscali, racconta le gesta in terra sarda della famiglia Moratti padrona della Saras e dell'Inter.

Il nero del petrolio fa pendant con l'azzurro del gas propano

L'inganno dell'8x1000

Ultimamente i quotidiani locali hanno riferito della presunta sottrazione dei fondi per i restauro del nuraghe Orolio a favore del terremotati abruzzesi. Se le cose fossero davvero andate così sarebbe stato un gesto nobile e condivisibile, purtroppo la gestione dell'8x1000 è tutt'altro che trasparente tanto che non esistono documenti facilmente accessibili, le stesse graduatorie sono quasi introvabili.

Solare Termodinamico

Ovvero come siamo riusciti a regalare un premio Nobel e le sue invenzioni alla Spagna.

Intervista a Franciscu Sedda

Franciscu Sedda è un giovane docente universitario di semiotica, vicepresidente dell'AISS (Associazione Italiana Studi Semiotici), insegna Semiotica, Semiotica degli Eventi Sportivi e Filosofia e Teoria dei Linguaggi presso le Università di Sassari e di Roma "Tor Vergata" e "La Sapienza".

Viviana a Machu Pichu

Questo piccolo quanto prezioso reportage ce lo mandano Viviana Cadau (la figlia di Ciccino) insieme con suo marito Ruben dall'Argentina.
Viviana è appena tornata da un trekking a Machu Picchu l'antica città perduta degli Incas.

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