24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

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24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

Il 24 marzo 2007 è l'anniversario del golpe militare in Argentina del 1976, oltre trentamila innocenti finirono torturati, ammazzati e dispersi in mare, molti dei loro bambini hanno allietato le case dei carnefici. Da allora il 24 marzo è il giorno della memoria per non dimenticare mai. Per saperne di più partite da qui: www.24marzo.it Domenica 25 marzo, Teresa Fantasia conduttrice di un programma alla radio argentina diffonderà una dedica dei conchidortos.org a tutti gli argentini e manderà qualche brano di Javier Girotto.
Teresa Fantasia ha scritto:
"Sardegna nel Cuore" La domenica dalle 8 alle 9 ,ora di Buenos Aires, 12 a 13 ora Italiana AM 890 Radio Soberanía on line in diretta www.am890radiosoberania.com.ar

Questa poesia ce la regala Teresa dall'Argentina, è scritta dal poeta Gabriel Impaglione, marito della scrittrice nuorese Giovanna Mulas.


Argentina, 1976 - A los treinta mil compañeros desaparecidos
He visto los hombres trepar a la sombra tensando los arneses aún dormidos y marchar unidos en el esfuerzo bestial hasta montar el sol sobre la tierra. Entonces salían de todas partes los niños y las madres y luego los mercados llenaban las veredas de silbos y manzanas. La alegría de las gestas domésticas coronadas por la dignidad del almuerzo! He visto largas caravanas de obreros en el alba marchar hacia el metal de la sirena. Ágiles bicicletas con la vianda, la radio colgando del manubrio. Hasta que el estrépito de ráfaga de cañón maldito de horrorosa muerte abrió un boquete en cada casa y entró la niebla negra. Todo se retorció como un pez en la arena, hasta ser tragado por el miedo. Desapareció la fábrica. También el hombre. Y los hijos, y los mercados con silbo, y las radios que no fueron sino un espejo del infierno roto a veces. La universidad de Luján fue clausurada. Encadenaron la luz en los sangrientos sótanos, persiguieron los brotes del canto asesinado. El abrazo fue un código secreto la patria un dolor ahogado bajo la tortura. Y el sol deseo apenas musitado entre los nombres de los que ya no estaban. Gabriel Impaglione Ho visto uomini arrampicarsi nell'ombra stiracchiando gli arnesi ancora addormentati e camminare uniti nello sforzo disumano fino al salire del sole sulla terra quindi uscivano da tutte le parti i bambini e le madri e dopo i mercati riempivano i viottoli di fischi e mele l'allegria dei gesti domestici coronate dalla dignità del pasto! ho visto enormi carovane di operai all'alba camminare verso il metallo della sirena agili biciclette con il cibo, la radio attaccata al manubrio fino a che lo strepitio delle raffiche del cannone maledeto di morte orrenda aprì un buco in ogni casa ed entrò nebbia nera tutto si storse come un pesce nella sabbia fin che fu ingoiato dalla paura sparì la fabrica anche l'uomo e i figli, e i mercati con i fischi, e le radio che non furono se non uno specchio di inferno rotto l'università di Lujàn fu chiusa incatenarono la luce nelle cantine insanguinate inseguirono i germi del canto ucciso. l'abbraccio fu un codice segreto la patria un dolore stretto sotto la tortura ed il sole un desiderio appena sussurrato in quei nomi che già non c'erano più

-- Play Javier Girotto - Aires Tango | Trentamila Cuori

frinas
Re: 24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

admdortos ha scritto:
Domani 24 marzo 2007 è l'anniversario del golpe militare in Argentina del 1976,
oltre trentamila innocenti finirono torturati, ammazzati e dispersi in mare,
molti dei loro bambini hanno allietato le case dei carnefici.

Ecco quà; nel nostro sito ormai è una presenza costante e amica la poesia; credo allora che proprio attraverso un'altra poesia che si aggiunge a quella del post precedente, possiamo fissare nella memoria e nel cuore il dramma dei Desaparècidos;
per la bellezza dei versi, per il suono "amico" delle parole in lingua spagnola, credo che non ci sia bisogno della traduzione.
f.

Busco en el tiempo

Busco en el tiempo
Tus pasos perdidos,
Golpeo, pregunto, nadie responde,
Recuerdo tu imagen,
Te busco, sin saber donde.
A través del tiempo
En mi memoria, tu rostro anido
Mas fuerte el recuerdo
Por eso no olvido.
Busco en el tiempo
Tus pasos perdidos
Recuerdo tu nombre
Adónde as ido?
Pasaste dolor, hambre o frío,
Porque no contestan
Niegan tu existencia
Habrás sufrido?
Miradas perdidas
Dejaste a tu paso
Corazones lentos
Que mueren despacio.
Dejaste un gran vacío
Que no se reemplaza,
Una placa con tu nombre
En el árbol de la plaza.
Busco en el tiempo
Tus pasos perdidos
Encuentro tu nombre
Y de muchos desaparecidos.

" Escribí esta poesía dedicada a mi hermano Luis, un desaparecido"
Por José Ferrero

ISPADULE
Desaparecidos

Vintun' annu c' han passadu in tristura
muzzeres, mamas, fizzos e parentes
de sa zente inculpevole senza cura
curpa de animales e delinquentes
de una Nazione chi prima fi' sigura
dae guvernantes chi si creian potentes,
ma una manu assassina e infedele
los ha' mortos in manera crudele.

A chentinais sos dittatores senza coro
hana mortu pro su podere ambiziosu
no ammittian pro sa crudelidade insoro
cuntestazione de contrariu gosu,
cando ammento tantu m' addoloro
pro su sacrifiziu tantu bellu, gloriosu
de sos giovanos chi sa vida han perdidu
pro ch' etare unu regime male idu.

In s occasione ammentu e anniversariu
de zente chi non haia' curpa ' e niente
solu de viver in sa famiglia a su contrariu
cun sos benefizios de s' umana zente
e cuntestare in modu onestu e variu
sa mala dittatura chi fid' impenitente
ca c' han leadu sa libertade a cittadinos
contra a sos sentimentos pius divinos.

 Ispàdule

admdortos
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Sas Nonnas

In Praz'e Maju andan in tundu
mammas e zaias isconsoladas
finzas c'abbarran in su mundu
no los an'a prangher de badas
isperdidos in mare profundu
interrados un fossas cuadas
chircan semper su sambene insoro
in sos nebodeddos c'aian in coro.

Appidu nd'an de pizzinneddos
furados dae boies chena coro
bendidos a riccas signoras
allevados che fizzos insoro
finzas chi a sas chircadoras
torrados los an' za piseddos.

Argentina terra generosa
no ismentighes s'onore
de trintamiza fizos tuos
c'as mortu cun dolore
dae cussos tristos ruos
donz'annu fiorit'una rosa.

frinas
sas mamas e sas zajas de Plaza de Majo

ISPADULE ha scritto:
Vintun' annu c' han passadu in tristura
muzzeres, mamas, fizzos e parentes
de sa zente inculpevole senza cura
curpa de animales e delinquentes
(...)

Nella giornata di oggi 29 Aprile, 30 anni fa, scesero in piazza per la prima volta le "Madri coraggio" di Plaza de Majo; vi "linko" una bella galleria fotografica su Kataweb che è più esaustiva di qualsiasi altro commento (a parte la quartina d'attacco di Ispadule che è veramente molto bella)

http://www.kataweb.it/multimedia/media/669687

admdortos
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Giovanni Antonio Chisu e Benjanin Perez

Giovanni Antonio Chisu è un desaparecido di Orosei, nato il 5 gennaio 1949, figlio di Giovanni e di Lorenza Caboni.
Il destino di questo sardo sfortunato s'intreccia con quello del ricchissimo industriale cav. Luigi Pallaro, senatore italo-argentino eletto all'estero e bizzarramente soprannominato "desaparecido" perché è sempre assente specialmente quando è richiesto il suo voto.

Il Giornale e altre fonti: «Dicono che alla Casa Rosada lo tengano in pugno (Luigi Pallaro) per i suoi rapporti col regime di Videla»

Carlo Figari - El Tano ha scritto:
(.....)il 18 agosto 1976 il consolato d'Italia a Buenos Aires informa l'ambasciata che «nello stesso giorno si era presentata la signora Lorenza Caboni, vedova Chisu, per denunciare la scomparsa del suo figlio Giovanni (Antonio) Chisu, cittadino italiano e Benjamin Perez (fratellastro), nato a Mendoza, il 2 febbraio 1961, cittadino argentino, entrambi operai nella fabbrica del cavalier Luigi Pallaro, presso cui il Giovanni svolgeva attività sindacale»

Prosegue il documento:«Il giorno 26 luglio il citato
Benjamin era stato fermato in strada da un gruppo di
persone armate, alcune indossanti divisa militare, altri in borghese. Il gruppo, insieme al Perez, si portava nell'abitazione dello stesso presso cui, dopo aver operato una perquisizione, sequestravano il predetto e il fratellastro Chisu Giovanni (Antonio)»(.....)

ISPADULE
Re: Giovanni Antonio Chisu e Benjanin Perez

admdortos ha scritto:
Giovanni Antonio Chisu è un desaparecido di Orosei, nato il 5 gennaio 1949, figlio di Giovanni e di Lorenza Caboni.
Il destino di questo sardo sfortunato s'intreccia con quello del ricchissimo industriale cav. Luigi Pallaro, senatore italo-argentino eletto all'estero e bizzarramente soprannominato "desaparecido" perché è sempre assente specialmente quando è richiesto il suo voto.

Il Giornale e altre fonti: «Dicono che alla Casa Rosada lo tengano in pugno (Luigi Pallaro) per i suoi rapporti col regime di Videla»

Carlo Figari - El Tano ha scritto:
(.....)il 18 agosto 1976 il consolato d'Italia a Buenos Aires informa l'ambasciata che «nello stesso giorno si era presentata la signora Lorenza Caboni, vedova Chisu, per denunciare la scomparsa del suo figlio Giovanni (Antonio) Chisu, cittadino italiano e Benjamin Perez (fratellastro), nato a Mendoza, il 2 febbraio 1961, cittadino argentino, entrambi operai nella fabbrica del cavalier Luigi Pallaro, presso cui il Giovanni svolgeva attività sindacale»

Prosegue il documento:«Il giorno 26 luglio il citato
Benjamin era stato fermato in strada da un gruppo di
persone armate, alcune indossanti divisa militare, altri in borghese. Il gruppo, insieme al Perez, si portava nell'abitazione dello stesso presso cui, dopo aver operato una perquisizione, sequestravano il predetto e il fratellastro Chisu Giovanni (Antonio)»(.....)


.............e il voto di questo pesonaggio in Italia potrebbe condizionare certe scelte di politica interna? Boh, è la fine del mondo!

 Ispàdule

admdortos
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Re: Giovanni Antonio Chisu e Benjanin Perez

ISPADULE ha scritto:
certe scelte di politica interna? Boh, è la fine del mondo!

Intanto il voto di fiducia di Pallaro a Prodi ci è costato 14 milioni di euro destinati agli emigrati poveri.

admdortos
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Lita Boitano

Tempo fa parlando con Teresa dei desaparecidos mandai i nostri saluti alla signora Angela Boitano madre di due ragazzi fatti sparire e assassinati dai militari, una delle storie più crudeli del libro di Massimo Carlotto - Le Irregolari.
Oggi ci manda una sua foto e i saluti di Lita Boitano in occasione della consegna dell'onorificenza del Presidente della Repubblica Italiana.

Quote:
Saluti da Angela Lita Boitano.

Angela "Lita" Boitano. Dalla scomparsa dei figli Miguel Angel e Adriana Silvia nell periodo della dittatura Militare, é stata il punto di riferimento delle organizzazioni dei familiari che denunciano a livello internazionale la desapparizione forzata di migliaia di giovani.
Artefice principale della presa di coscienza in Italia del dramma argentino dei desaparecidos .
Ha promosso In Italia dei processi alla Giunta Militare Argentina per i sequestri la tortura e l'omicidio di cittadini italiani.
Per questi motivi il Presidente della Republica Italiana la ha condecorata con il titolo di Commendatore
il 12 luglio del 2007 si é tenuta la cerimonia nella residenza del Ambasciata d'Italia in Buenos Aires Argentina.
Teresa Fantasia


Angela "Lita" Boitano e Teresa Fantasia

benennida
Ritratto di benennida
I reati contro l'umanità non cadono in prescrizione.

"I reati contro l'umanità non cadono in prescrizione". E' questa la spiegazione che la Corte suprema di giustizia ha avanzato contro l'indulto concesso dall'ex presidente Carlos Mennen al dittatore Omar Riveros accusato di crimini contro l'umanità durante il perido in cui l'Argentina si trovava sotto il regime dittatoriale, e periodo nel quale sono scomparse circa 30 mila persone.
Oltre ad Omar Riveros, anche altri, Jorge Videla, Emilio Massera, Leopoldo Galtieri e Cristino Nicolaides, attivisti durante il periodo 1976, presa del golpe, sino alla caduta della dittatura nel 1986, dovranno scontare le pene attribuitegli e perdere il beneficio (giustamente aggiungo io!) dell'indulto concessogli.
Primo passo che ha fatto aprire numerosi processi contro ex militari della dittatura che hanno violato i diritti umani tra il '76 e l'83, son seguiti anche arresti e riprese indagini approfondite su torture, sequestri ed omicidi avvenuti nei centri di detenzione clandestini.
Questa è una decisone storica che riapre (ma son state mai chiuse?) le ferite di un periodo che ha sconvolto l'Argentina.
In particolare, come tu stesso hai avuto modo di citare admy, Angela Boitano, che ha perso due figli durante il periodo dittatoriale, a tal proposito ha sostenuto che:"La sentenza apre la possibilità all'estradizione dell'ex generale. La sua condanna è passata in giudicato e credo che l'Italia debba far valere i suoi diritti con grande energia".
E l'Italia pare si stia muovendo in tal senso...
Eccovi una foto della Boitano con l'immagine dei due figli desaparecidos...

A volte non si ha abbastanza cuore

admdortos
Ritratto di admdortos
Re: Lita Boitano

Oggi a un giorno in pretura la cronaca del processo italiano per i desaparecidos, con le deposizioni di Angela Boitano, Vera Vigevani ed Estrela Carlotto.

admdortos ha scritto:
Tempo fa parlando con Teresa dei desaparecidos mandai i nostri saluti alla signora Angela Boitano madre di due ragazzi fatti sparire e assassinati dai militari, una delle storie più crudeli del libro di Massimo Carlotto - Le Irregolari.
Oggi ci manda una sua foto e i saluti di Lita Boitano in occasione della consegna dell'onorificenza del Presidente della Repubblica Italiana.

Quote:
Saluti da Angela Lita Boitano.

Angela "Lita" Boitano. Dalla scomparsa dei figli Miguel Angel e Adriana Silvia nell periodo della dittatura Militare, é stata il punto di riferimento delle organizzazioni dei familiari che denunciano a livello internazionale la desapparizione forzata di migliaia di giovani.
Artefice principale della presa di coscienza in Italia del dramma argentino dei desaparecidos .
Ha promosso In Italia dei processi alla Giunta Militare Argentina per i sequestri la tortura e l'omicidio di cittadini italiani.
Per questi motivi il Presidente della Republica Italiana la ha condecorata con il titolo di Commendatore
il 12 luglio del 2007 si é tenuta la cerimonia nella residenza del Ambasciata d'Italia in Buenos Aires Argentina.
Teresa Fantasia


Angela "Lita" Boitano e Teresa Fantasia

maria luisa
E i desaparecidos in mano alle Farc?

Stimolata dal vostro ricordare i desaparecidos argentini...Aggiungo i desaparecidos in mano alle Farc in Colombia...

Cosa cavolo sta succedendo in quella parte di mondo e di America Latina?
Donne politicamente impegnate che vengono fatte scomparire...Rojas e Betancourt. Che vivono in un universo sommerso e faghene fizzos puru...Poi gli strani movimenti di personaggi come Chavez, che si propongono come mediatori per la liberazione di essi...
Che roba è? Ma sempre con la testa schiacciata dal Nord del mondo rimarrà st'america latina?

admdortos
Ritratto di admdortos
24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

Marìa Eugenia Sampallo Barragàn, dopo aver scoperto di essere stata adottata dai carnefici dei suoi genitori, li ha denunciati.

Auguri di cuore a Maria Eugenia e agli altri bambini rapiti, affinché ottengano finalmente giustizia!

Il Corriere.it ha scritto:
Argentina È la prima vittima dei golpisti a portare in tribunale la famiglia
Figlia di desaparecidos denuncia
i genitori adottivi: «Ladri di bambini»
«Voglio per loro 25 anni di carcere»

Marìa Eugenia Sampallo Barragàn (foto Ap)

Quelli che pensi siano i tuoi genitori, irascibili e violenti ma comunque la tua famiglia, un giorno scopri che sono dei «ladri», che t'hanno sottratto neonata a una donna rinchiusa in un centro clandestino di tortura «per soddisfare il desiderio egoista di avere un figlio»: «In nome di tutti i bambini nelle mie condizioni, nell'interesse dell'intera società» María Eugenia Sampallo Barragán vuole adesso — ed è il primo caso in Argentina — che quella coppia sia riconosciuta colpevole di sequestro e negazione di identità, e condannata al massimo della pena, 25 anni di galera. Gli stessi chiesti ieri dal pm. Più o meno il periodo che lei, ora trentenne, ha passato a casa dei due impostori, la signora Gómez e il signor Rivas, con la finta madre che non faceva che gridare e una volta — così ha testimoniato in aula una vicina — arrivò a dirle: «Se sei tanto ribelle devi essere figlia di una guerrigliera...».((....segue....)

frinas
Re: E i desaparecidos in mano alle Farc?

maria luisa ha scritto:
Aggiungo i desaparecidos in mano alle Farc in Colombia...
Cosa cavolo sta succedendo in quella parte di mondo e di America Latina?
Donne politicamente impegnate che vengono fatte scomparire...Rojas e Betancourt.

Non so se Ingrid Betancourt sia davvero già morta o stia morendo in questi giorni; so che sulla pelle di questa donna e della sua famiglia (figli e marito), si sta consumando - dal 2002 ed in diretta - una delle tragedie più assurde ed ingiuste alle quali si dato di assistere....;
Non so che cosa si possa fare davvero; sono certo, però, che non si sta facendo abbastanza.
E allora, se non bastasse la scritta che campeggia sulla striscia rossa del nostro sito (grazie e bravo Admy, sei sempre "in palla" ...), andiamo a rivederci la vicenda di Ingrid Betancourt anche a questo link http://betancourt.triveneta.tv; firmiamo tutti gli appelli da qualsiasi parte vengano; parliamone a chi incontriamo ed in ogni occasione utile.
Facciamolo; non è inutile.
Grazie. F.

frinas
Desaparecidos

ISPADULE il 24 Marzo 2007 ha scritto:
Vintun' annu c' han passadu in tristura
muzzeres, mamas, fizzos e parentes
de sa zente inculpevole senza cura
curpa de animales e delinquentes
de una Nazione chi prima fi' sigura
dae guvernantes chi si creian potentes,
ma una manu assassina e infedele
los ha' mortos in manera crudele.

A chentinais sos dittatores senza coro
hana mortu pro su podere ambiziosu
no ammittian pro sa crudelidade insoro
cuntestazione de contrariu gosu,
cando ammento tantu m' addoloro
pro su sacrifiziu tantu bellu, gloriosu
de sos giovanos chi sa vida han perdidu
pro ch' etare unu regime male idu.

In s occasione ammentu e anniversariu
de zente chi non haia' curpa ' e niente
solu de viver in sa famiglia a su contrariu
cun sos benefizios de s' umana zente
e cuntestare in modu onestu e variu
sa mala dittatura chi fid' impenitente
ca c' han leadu sa libertade a cittadinos
contra a sos sentimentos pius divinos.

Quote:
L'INCOMPETENTE
dal Blog di Diego Cugia - 19-1-2009

Amo e rispetto l’Argentina e i paesi di lingua spagnola per la loro irruenza emotiva, per una simpatia del sangue, per le miserie politiche ed economiche che hanno attraversato, per i tanghi e i gauchos, per Borges e Julio Cortazar, perché sono a Sud, per la loro allegra guittezza e la loro insondabile profondità. Sì, se la reincarnazione si rivelasse un’opportunità praticabile, dopo morto firmerei per rinascere in Argentina o nella Terra del Fuoco.
I trentamila desaparecidos, torturati e uccisi dal regime militare di Videla, sono ormai parte di me, circolano nel mio sangue come le vittime di piazza Fontana o della strage di Ustica, o i milioni di ebrei dell’Olocausto e le vittime dei gulag comunisti. E i dissidenti cinesi che nessuno aiuta per continuare a fare affari con Pechino. In quanto uomo, me ne sento responsabile e la mia memoria li tiene eternamente vivi anche se fa male.
Io non tollero come uomo, cittadino e italiano, che qualcuno dileggi, ironizzi, racconti facezie, si approfitti per fare il tacchino, di questi crimini contro l’umanità. Sì, lo confesso: tutti questi orrori mi hanno reso intollerante. Non tollero la pena di morte né l’arroganza di chi si permette di ridere sulle vittime di qualunque dittatura.
Ieri, sulla prima pagina del più diffuso quotidiano argentino, c’era questo titolo: “Berlusconi macabro con los desaparecidos”. Il nostro ambasciatore è stato richiamato dal governo argentino per ottenere spiegazioni sul paroliere di Apicella. Nel corso di un comizio in Sardegna (il video è su youtube) il nostro presidente, per irridere chi non s’inginocchia ai suoi piedi, ha mimato i tremendi “voli della morte” dell’Argentina di Videla, quando i dissenzienti venivano gettati nell’oceano dagli aerei militari. Con uno dei suoi gaglioffi sorrisi ha detto: non sono mica uno di quelli che aprivano il portellone degli aerei e dicevano ‘Vedete che bella giornata? Andate a giocare!” e li buttavano giù.
Il teatro di Cagliari (Oh Sardegna mia, anche tu!) è stato solcato da un’ondata d’ilarità. Me ne vergogno, come sardo, come spagnolo-argentino, come cittadino italiano e del mondo, soprattutto come uomo.
Le mamme della “Plaza de Mayo”, oggi nonne, sono insorte. La presidentessa, Estela Carlotto, ha dichiarato, sconvolta: "Siamo offese , parlare ironicamente dei voli della morte è inconcepibile. La frase di Berlusconi è altamente lesiva per il sentimento dei familiari e di tutti gli argentini". Ester perse i suoi cari nella sistematica eliminazione dei dissidenti da parte del regime.
I giornali italiani di oggi dedicano poche righe o ignorano del tutto l’accaduto. Il paroliere di Apicella si dichiara “indignato” perché, ovviamente, è stato frainteso. Fortunatamente c’è il filmato, la Rete.
Il fatto che milioni e milioni di italiani votino l’incompetente, non mi trarrà mai in inganno. Un giorno, queste stesse donne, questi stessi uomini, gli si rivolteranno contro come iene. E quel giorno non sarò felice.
A me Piazzale Loreto disgusta, così come mi offendono e mi fanno vergognare, globalmente vergognare, le zotiche facezie dell’incompetente. Lo definisco così perché questo signore non è un uomo di Stato. Nulla o quasi condivido con il suo delfino, Gianfranco Fini, presidente della Camera. Ma la sua metamorfosi di questi anni, sia pure velata dalla arguzia politica, ne ha fatto un avversario rispettabile, dotato di qualche coraggiosa autocritica, un uomo politico non per me condivisibile ma competente. Il paroliere di Apicella non lo è. Dovessi essere l’ultimo di cinquanta milioni d’italiani a non ridere delle sue idiozie, a non votarlo e vezzeggiarlo, a non scorticarmi le ginocchia per ammirare il suo potere, i suoi averi, le sue televisioni, (e a non lavorare per questo) continuerò a pensare e a dire, anche con un organetto per strada, che un incompetente convinto di potersi permettere tutto, impoverisce questo Paese del suo bene più prezioso: la cultura, la conoscenza, l’amore per il bello, il giusto, il vero.

Dovessi essere l’ultimo di cinquanta milioni d’italiani a non ridere delle sue idiozie, a non votarlo e vezzeggiarlo, a non scorticarmi le ginocchia per ammirare il suo potere, i suoi averi, le sue televisioni, (e a non lavorare per questo) continuerò a pensare e a dire, anche con un organetto per strada, che un incompetente convinto di potersi permettere tutto, impoverisce questo Paese del suo bene più prezioso: la cultura, la conoscenza, l’amore per il bello, il giusto, il vero.

Saremo, almeno e come minimo, due.
f.

benennida
Ritratto di benennida
24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

Le parole per commentare indignati queste esternazioni del presidente berlusca a momenti sembrerebbero pure esagerate, eh sì, perchè continuiamo a dare importanza a questo sciocco pseudo-dittatore(?).
La solfa è la solita, uguale, e precisa: lui dice, offende, spara come un'idiota, poi afferma che è stato frainteso. Ora ha rotto veramente i santissimi sacramenti, ora va bè, li ha rotti da molto, ma diciamo ora...
E se provassimo a pensare che rappresenta solo se stesso? Se invece che dover rimbalzare la patata bollente ad ambasciatori, e a paventare crisi di rapporti tra paesi, questo stupido uomo lo si lasciasse cantare?
La Carlotto si sente offesa e si sentono offesi tutti i parenti dei desaparecidos per la battuta infelice, ma io ribadisco, sciocca, perchè l'Argentina ha sempre avuto solidarietà dall'Italia. Appunto, dall'Italia, che lui dovrebbe rappresentare nel mondo, istituzionalmente, ma non è ciò che fa, rappresenta solo se stesso, è solo il suo superego che ne viene sempre fuori...

Ricordate il gesto del mitra che fece in Russia dopo l'uccisione della giornalista? Appunto...

Almeno per queste cose si può provare ad essere superiori e provare disprezzo se lo si vuole, e si deve direi, ma anche lasciarlo cuocere nella sua immensa melma... per non dire altro ed essere volgare, ca no nde alet sa pena con zente gai...
Ma che davvero si ch'ettet in mare e bonu viazzu...
Saludos.

A volte non si ha abbastanza cuore

BARROSU
24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

E cosi il nostro bravo presidente del consiglo e' riuscito a creare un altro incidente diplomatico con l'Argentina..... il fatto che mi insospettisce e che questa battuta l'ha fatta un po di tempo fa... e se ne prla proprio adesso , proprio quano stanno votando per la modifica della giustizia e proprio mentre il suo corrotto viene condannato in primo grado per aver intascato 600.000 dollari da Mr B. ! mha.... che sia stampa ad olorogeria?
Nulla toglie alla bassezza e alla crudelta della battuta sui desaparecidos argentini...... il rispetto per quella gente non dovrebbe permettere nessun commento in proposito!

talasai
24 marzo - Ricordiamo i desaparecidos

admdortos
Ritratto di admdortos
Presentazione del libro "Buenos Aires troppo tardi"

Venerdì 23 Marzo ore 18
c/o Servizi Culturali, ex caserme Mura – Padiglione Filigosa, viale Gramsci, Macomer

Roberta Balestrucci incontra Paolo Maccioni autore del libro "Buenos Aires troppo tardi" (Arkadia)

La dittatura, i desaparecidos, un paese dai mille volti e dal passato nascosto.
Un viaggio tra letteratura e tango, dittatura e resistenza, vita e morte, sullo sfondo dell'Argentina degli ultimi 50 anni.

Alla vigilia del 36mo anniversario del golpe... 24.03.1976

admdortos
Ritratto di admdortos
Nell'anniversario del golpe

Nell'anniversario del golpe argentino un ottimo articolo di Carlo Figari, autore di El Tano.

CARLO FIGARI sull'unione Sarda del 24 marzo 2013 ha scritto:

La Chiesa e la dittatura di Videla Sacerdoti martiri, vescovi complici

Il sardo desaparecido Martino Mastinu fu nascosto in parrocchia

L'emigrato sardo Martino Mastinu ha ventisette anni quando una squadraccia di militari in borghese lo cattura nella casa dei Demontis, i cugini compaesani di Tresnuraghes che lo stavano nascondendo in attesa della sua fuga in Italia. È la notte del 7 luglio 1976, a Buenos Aires. Da tre mesi l'Argentina è nelle mani di una giunta di generali (alcuni di loro di origini italiane) che il 24 marzo avevano occupato la Casa Rosada dando inizio ad una delle più feroci dittature sudamericane. L'ennesimo golpe in Argentina. Questa volta il generale Jorge Rafael Videla non vuol commettere gli errori dei suoi predecessori e soprattutto di Pinochet che in Cile ha instaurato una dittatura di ferro, ma è rimasto isolato dal resto del mondo. Subito dopo il golpe e l'uccisione di Salvador Allende, Pinochet aveva fatto arrestare migliaia di dissidenti rinchiudendoli nello stadio di Santiago, ma non aveva impedito ai giornalisti e alle telecamere di mostrare la faccia spietata della repressione. Anzi, credeva in quel modo di terrorizzare ancor di più i cileni e di dare all'esterno un'immagine di forza.

Era il 1973 e Pinochet divenne in Europa il simbolo del "male" e di tutte le dittature sudamericane appoggiate dal governo americano con aiuti diretti della Cia (processi e documenti confermarono le voci dell'epoca). La Chiesa cilena si schierò subito contro Pinochet e molti religiosi furono arrestati. Anche l'ambasciata italiana aprì la sua sede di Santiago ai dissidenti di origini italiane (e non solo) aiutandoli ad espatriare.

VIDELA Alla vigilia del golpe argentino Videla e gli altri generali si riuniscono per pianificare la presa di potere con l'occupazione militare del Paese, partendo dall'eliminazione «prima di tutti i sovversivi, poi dei loro amici e poi dei possibili futuri nemici». Ma bisogna fare tutto nel massimo silenzio perché il mondo non deve sapere e vedere. Così inventano la macchina mostruosa della "desaparecion" che prevede l'arresto senza alcun mandato, la reclusione in uno dei 200 centri clandestini di detenzione, la tortura e infine l'uccisione. Dal momento che chiunque finisca nelle mani delle squadre militari perde l'identità, diventa solo un numero, nessuno ne sa più niente. Il suo destino è segnato, pochi giorni o qualche mese, è sarà "desaparecido", gettato in mare (ancora vivo) da un aereo o ucciso e sepolto in una fossa comune. Una volta sequestrato diventa una non persona, impossibile per i suoi familiari ritrovarlo, se non in rari casi.

DESAPARECIDOS Alla fine della dittatura, caduta nel 1983 dopo la sconfitta nella guerra con gli inglesi per le isole Falklands-Malvinas, si scoprirà che in sette anni i militari hanno eliminato un'intera generazione: 30 mila persone di qualsiasi estrazione sociale e colore politico, uomini, donne, anziani, sindacalisti, operai, giovanissimi studenti, ma anche giornalisti, avvocati, medici e religiosi. Bastava un nome fatto sotto tortura per essere sequestrati.

L'Italia scoprirà la ferocia del regime di Videla solo il 31 ottobre 1982 quando il Corriere della Sera pubblica per la prima volta i nomi di 297 cittadini di origine e passaporto italiano desaparecidos. Il processo ai generali che verranno tutti condannati e poi amnistiati, svelerà in ogni particolare l'orrore della "guerra sucia", «la guerra sporca, contro i sovversivi comunisti». In realtà di comunisti veri in Argentina ce n'erano pochi, i nemici erano tutti coloro che rappresentava il dissenso, dalla sinistra estrema dei montoneros, alle varie frange dei peronisti, ma anche radicali, socialisti, liberali e cristiano democratici.

EL TANO MASTINU Tra le vittime della repressione anche otto giovani di origini sarde. Tra questi Martino Mastinu, detto El Tano (l'italiano), operaio nei cantieri navali di Tigre, città portuale sul Rio della Plata nell'area metropolitana dell'immensa Buenos Aires. Martino, pur molto giovane, nel 1973 è diventato un leader sindacale che partecipa alle trattative col nuovo governo guidato dalla presidenta Isabelita Peròn. Viene sequestrato, torturato e poi rilasciato una prima volta nel 1975. Quando scatta il golpe del 24 marzo sa benissimo di essere nel mirino dei militari e fugge. Si nasconderà per tre mesi, in attesa di avere il passaporto per espatriare in Italia. Ad aiutarlo è padre Juan Premat, il sacerdote che aveva celebrato il suo matrimonio con l'argentina Rosa Zatorre, e che lo accoglie in parrocchia. Ed è in chiesa che Martino s'incontra con i suoi familiari, con la sorella Santina, con il padre Giovanni e la mamma Maria Manca, la coraggiosa emigrata di Tresnuraghes che sarà tra le fondatrici del movimento delle Madri di Plaza de Mayo. Ma alla vigilia dell'espatrio Martino viene scoperto e catturato. Finirà in un centro clandestino e poi gettato in mare. Desaparecido.

I PROCESSI Per la sua morte, per quella del cognato Mario Bonarino Marras e di altri sei italiani, a conclusione di tre processi celebrati in Italia nel 2003 verranno condannati due generali, un prefetto navale e i quattro militari sequestratori. Gli atti dei processi sono tutti pubblicati e decine di libri (tra saggi e romanzi) usciti in questi ultimi anni svelano in ogni dettaglio e atroce particolare la tragedia che ha colpito il popolo argentino tra il 1976 e il 1983. Tra quelle pagine emerge anche il coinvolgimento della Chiesa argentina, nelle sue diverse facce.

LA CHIESA ARGENTINA Ci furono religiosi uccisi e desaparecidos, molti lavoravano nelle "villas miserias" (le favelas di Buenos Aires) e nelle parrocchie aiutando i poveri e gli emarginati. Molti, come padre Premat, a rischio della loro vita, nascosero i ricercati, aiutarono le madri e i familiari nell'impossibile ricerca dei desaparecidos, facevano filtrare le informazioni che in qualche modo ottenevano dai militari o da chi era loro vicino (tutti cattolicissimi). I più coraggiosi osarono denunciare nelle omelie quanto stava accadendo. Ma non ci fu mai una presa di posizione ufficiale né della Chiesa argentina e neppure dei due Papi: Paolo VI e poi Giovanni Paolo II.

LE MADRI Wojtyla che si battè come un leone contro il comunismo dell'Est, non incontrò mai le madri e le nonne di Plaza de Mayo, le coraggiose, infaticabili ed eroiche donne che dal 1976 ogni giovedì si ritrovano per passeggiare in tondo nella piazza davanti alla Casa Rosada, sede della presidenza. In testa i fazzoletti bianchi con le scritte cucite delle date di nascita e di sparizione dei loro congiunti. Così da allora manifestano in silenzio chiedendo giustizia.

LE NONNE Le abuelas invece si battono per ricercare i nipoti nati nei centri clandestini e dati in adozione a militari, mentre le madri venivano uccise. Si sa di almeno 500 casi. Di questi hijos "rubati" ne sono stati ritrovati solo 107. Madri e nonne, sempre nominate per l'assegnazione del Premio Nobel per la pace, sinora non lo hanno mai ottenuto. E loro, pur in gran parte religiosissime - «la fede ci ha salvate», dicono - non hanno mai accettato il fatto di non essere state ricevute in udienza da Wojtyla. Sull'elezione del Papa argentino non si sono espresse apertamente. Bergoglio al tempo della guerra sucia era il quarantenne provinciale (cioè capo) dei gesuiti a Buenos Aires.

BERGOGLIO Tra tanta gioia, entusiasmo e felicità per la salita al Soglio pontificio di un Papa sudamericano questa è stata l'unica ombra che in qualche modo abbia turbato la festa generale. Jorge Mario Bergoglio fu in qualche modo coinvolto? Sapeva e non denunciò la repressione? Quale fu il suo comportamento? Queste domande, affiorate sulla stampa argentina, sono rimbalzate su tutti i media mondiali. Le accuse partono dal giornalista Horacio Verbitsky e dal suo quotidiano Pagina 12, molto vicino all'attuale presidenta Cristina Kirchner. Verbitsky è un nome famoso e autorevole, oppositore coraggioso al tempo dei militari e dopo autore di numerosi libri di denuncia come "El Silencio" ed "El Vuelo". Qui raccoglie l'unica testimonianza-confessione di un ufficiale pilota (il colonnello Scilingo) che effettuò numerosi "voli della morte" da cui venivano lanciati in mare i prigionieri. Verbitsky sostiene che il gesuita Bergoglio facesse il doppio gioco con i militari e i suoi religiosi.

ACCUSE FALSE «Un'infamia», replica la Chiesa argentina. In un libro "El Jesuita" due giornalisti italo argentini dimostrano come il neo Papa, invece, aiutò i perseguitati. Due gesuiti arrestati, torturati e poi rilasciati, anni dopo si incontrarono con Bergoglio e celebrarono messa insieme a lui: «Ci abbracciammo solennemente», ha detto nei giorni scorsi padre Franz Jalics che ora vive in Germania, mentre il confratello padre Yorio è morto nel 2000. E ha poi ribadito: «Fummo incarcerati a causa di un catechista che dapprima lavorava con noi e poi entrò nella guerriglia. Essendo io nato a Budapest, i militari pensavano che fossi una spia. È falso accusare Bergoglio, non c'entra niente col nostro arresto». «Non vi è mai stata un'accusa concreta e credibile nei suoi confronti», afferma padre Lombardi, portavoce della sala stampa vaticana: «mentre ci sono moltissime dichiarazioni che dimostrano quanto Bergoglio fece per proteggere numerose persone. E fu lui, appena nominato vescovo, a promuovere la richiesta di perdono della Chiesa in Argentina per non aver fatto abbastanza nel tempo della dittatura». In difesa del Papa anche il Premio Nobel per la pace Adolfo Perez Esquivel, che si è sempre battuto per i diritti umani sin dall'epoca dei militari. «Bergoglio era solo un superiore dei gesuiti, non aveva alcun ruolo».

Tuttavia la Chiesa argentina ebbe gravi responsabilità non solo individuali. Su questo non ci sono dubbi e forse proprio Papa Francesco prima o poi pronuncerà una forte e decisiva parola su quella dolorosa pagina di storia.

ITALO MORETTI Per noi italiani negli anni Settanta-Ottanta Italo Moretti era il volto e la voce della Rai in Sud America: dalle sue cronache venivamo a sapere cosa stesse succedendo dall'altra parte dell'Oceano. Fu tra i giornalisti ad entrare nello stadio di Santiago del Cile e poi a denunciare l'orrore della dittatura di Videla con numerosi reportage televisivi e alcuni libri. «La Chiesa argentina - dice al telefono Moretti che oggi vive a Roma - non si comportò come quella cilena schierata col cardinale Silva Enrìquez contro Pinochet. Anzi, appoggiò apertamente il golpe e tacque di fronte al massacro. Il 14 ottobre 1976 monsignor Tortolo, presidente della Conferenza Episcopale e al tempo stesso Ordinario militare, mi disse nel suo ufficio: "non ho alcuna prova che in questo paese siano violati i diritti umani, ne sento parlare, ma non mi risulta" ».

«Eppure - continua Moretti - monsignor Tortolo nelle ore del golpe del 24 marzo ricevette i comandanti delle Forze armate Videla, Massera e Agosti, ai quali garantì la copertura dell'Episcopato». Nel suo libro "In Sudamerica" (Sperling & Kupfer, 2000) racconta: «È ottobre quando incontro monsignor Tortolo. Tre mesi prima cinque religiosi Pallottini, della parrocchia di San Patrizio nel quartiere borghese di Belgrano, erano stati arrestati e uccisi. Il 4 agosto invece era stato ucciso il vescovo di La Rioja, monsignor Enrique Angelelli, che aveva denunciato dal pulpito l'uccisione dei cinque confratelli. Fu simulato un incidente stradale. Il 18 luglio erano stati uccisi due sue preti e Angelelli era stato l'unico vescovo presente al loro funerale. Alla sua morte restano solo tre su ottanta i vescovi che denunciano e condannano con fermezza i crimini delle Forze armate. Nel frattempo finiscono desaparecidas due suore francesi, Alice Domon e Leonie Renèe Duquet, prese in chiesa insieme a parenti di una decina di scomparsi».

PIO LAGHI Eppure il mondo non sa o fa finta di non sapere che l'Argentina sia diventata un mattatoio. Nel 1980 Italo Moretti incontra nella redazione romana del Tg2 monsignor Pio Laghi, nunzio apostolico a Buenos Aires. «Ha appena visionato un mio reportage che denuncia gli orrori della dittatura. Nel dossier raccontavo che giovani donne incinte venivano fatte partorire in ospedale e poi riportare nelle prigioni clandestine per essere uccise. E rivelo che molti bambini venivano dati in adozione. Pio Laghi mi disse: "lei ha fatto un lavoro corretto". Diciassette anni dopo leggo le sue dichiarazioni a un settimanale cattolico italiano in cui si smentisce: quello che è accaduto l'ho saputo solo dopo, quando in Argentina non c'ero più ». Pio Laghi era buon amico dell'ammiraglio Emilio Massera, capo dei centri di reclusioni, col quale giocava a tennis ogni settimana (lo dichiarò lo stesso militare). Il nome di Laghi emerse tra i possibili papabili alla morte di Wojtyla. Ma fu subito “bruciato” (è morto nel 2009). La Chiesa ebbe molti martiri, ma anche le sue colpe con i silenzi e le complicità.

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