Pensatela come volete ma qualche libro di Marco Travaglio, dovreste leggerlo. L'ho visto la prima volta nella celebre puntata del Satirycon di Luttazzi, da allora leggo qualsiasi cosa mi capiti a tiro. Penso sia uno dei pochissimi giornalisti veramente liberi operanti in Italia, speriamo lo lascino in vita ancora a lungo. Di seguito un magistrale articoletto sulle recenti porcate italiane.
Marco Travaglio ha scritto:
PORCI SENZA ALI Per due giorni di seguito il Corriere della Sera ha commentato in prima pagina gli ultimi scandali. L'altroieri il vicedirettore Pierluigi Battista s'è occupato di Calciopoli e dei sospetti che aleggiano su alcuni magistrati torinesi. Ieri Piero Ostellino s'è dedicato all'indagine di Potenza che ha portato all'arresto di Vittorio Emanuele. Il primo ha accusato la Procura subalpina di eccessiva prudenza, «archiviando, nella città della Juventus, inchieste che altrove sono invece scoppiate come bombe sulla vita pubblica italiana». Il secondo ha accusato la Procura del pm Woodcock di eccessiva imprudenza, avviando «rumorosissime inchieste poi finite in una bolla di sapone» (cosa peraltro falsa). I due commenti sembrano fare a pugni. Invece sono due facce della stessa medaglia. Che si può riassumere nel celebre motto di Altan: «Porco è bello». Un motto di cui Giuliano Ferrara è il caposcuola indiscusso, con allievi sempre nuovi e talvolta insospettabili. Sono vent'anni, da quando si cercavano alibi per Craxi, e poi per Andreotti, e poi per Berlusconi & C., che uno stormo di «intellettuali» si affatica a dimostrare che il potere, come diceva Rino Formica, è «sangue e merda». Non, beninteso, per bonificarlo. Ma per assolverlo sempre e comunque. Sventuratamente, questo compiaciuto e voluttuoso avvoltolarsi nel fango incontra ogni tanto qualche ostacolo: qualche oasi di pulizia e di legalità alla quale si aggrappano i cittadini onesti per continuare a sperare in un cambiamento. La Procura di Milano che ha liberato l'Italia da Calvi, da Sindona, dalla P2, da Tangentopoli, dalle Fiamme Gialle corrotte, dalle toghe sporche romane e dai loro biscioneschi corruttori, e più di recente dalla Banda Parmalat, dai furbetti del quartierino e dagli agenti deviati della Cia. La Procura di Torino, che scoprì con Raffaele Guariniello le schedature Fiat e poi gli abusi nelle sale mediche aziendali di casa Agnelli, e otto anni fa scoperchiò il pentolone del doping alla Juventus e non solo, e nel frattempo con il procuratore Marcello Maddalena e altri pm fece condannare il presidente Fiat Cesare Romiti, fece arrestare e condannare per la prima volta Dell'Utri, intercettò la prima notizia di reato a carico di Previti. La Procura di Palermo, che sotto la regìa di Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte osò processare per la prima volta gli intoccabili per i loro rapporti con la mafia, da Andreotti a Contrada, da Dell'Utri a Mannino. E altre Procure più piccole, come quella di Potenza, sempre elogiate per il loro «riserbo» finchè non facevano nulla, o si occupavano di ladri di polli, e sempre attaccate per il loro «protagonismo» quando fanno qualcosa e magari incappano in qualche «eccellente» (invece di domandarsi perché Woodcock ha la passione per i «vip», bisognerebbe chiedersi come mai, appena s'indaga su un traffico illecito, s'incontra come minimo un parlamentare o un ministro della Repubblica, o con un sedicente principe della monarchia?). Ogni qual volta esplode uno scandalo, ai cittadini onesti si allarga il cuore: non tutto è perduto, c'è ancora un giudice a Berlino, la legge può esser davvero uguale per tutti. È a questo punto che interviene il trio Ferrara-Ostellino-Battista: a seminare sfiducia e rassegnazione, a dire che sono tutti uguali, guardie e ladri, giudici e imputati, intercettatori e intercettati. E giù fango a carrettate per schizzare tutto e scoraggiare tutti. Se tutto è «sangue e merda», hanno torto i giudici e ragione gli imputati. Infatti è sulle indagini che si concentrano lorsignori: ora troppo prudenti, ora troppo decise, ma sempre sbagliate. Lo scopo, non dichiarato e forse neppure da tutti pensato, è farla finita con le inchieste, almeno sugli «eccellenti», perché «a certi livelli» è tutto «sangue e merda»: è sempre stato e sempre sarà così. Perciò si sorvola sugli scandali che emergono dalle indagini. Perciò si parla dei giudici e mai dei reati. Dell'inesistente «protagonismo» di Woodcock, e non del quadro devastante che affiora dal suo lavoro, con l'ex famiglia reale trasformata in un bordello, la Rai (finalmente privatizzata) ridotta a un covo di prosseneti, e certi alfieri dei «valori della famiglia» indaffarati a barattare spazi televisivi in cambio di sesso. Il caso della Procura di Torino è emblematico. Processa la Juve per doping fra il disprezzo e l'indifferenza dei commentatori à la page (gli attacchi sul Corriere di Giorgio Tosatti, amicone di Lucianone, a Guariniello riempirebbero una Treccani). Indaga su Moggi & arbitri. E sui bilanci bianconeri. Nel 2004 intercetta Lucianone, Giraudo e Pairetto per due mesi, poi il gip blocca le intercettazioni. Guariniello, pur disarmato, vorrebbe tener aperto il fascicolo, sperando in qualcosa. Maddalena opta per la richiesta di archiviazione, pronto alla riapertura in caso di nuove notizie di reato. Se sapesse che Napoli sta ancora intercettando, agirebbe diversamente. Ma lo scopre troppo tardi. A posteriori, aveva ragione Guariniello. Forse Maddalena doveva osare di più (e prepararsi alle accuse di «accanimento antijuventino» da Ostellino, Ferrara e Battista). Fra l'altro, per l'eterogenesi dei fini, l'archiviazione di Torino ha salvato Napoli: se il fascicolo subalpino fosse rimasto aperto, si sarebbe dovuto avvertire Moggi con una richiesta di proroga, così lui avrebbe smesso di parlare al telefono e l'indagine napoletana sarebbe morta lì. Ora dalle intercettazioni emerge che l'aggiunto torinese Maurizio Laudi, giudice sportivo, ha chiesto a Moggi qualche parcheggio allo stadio (che non è casa di Moggi, è un luogo pubblico gestito dalla Juventus) e parlava con i dirigenti federali, dai quali dipendeva, prima di emettere alcune sentenze sportive. Emerge che un pm, Antonio Rinaudo, tifosissimo bianconero, è andato un paio di volte a cena con Moggi. Emerge che il procuratore di Pinerolo era intimo di Moggi. Ed emerge pure un particolare raccapricciante: Moggi regalò per Natale qualche cravatta a Caselli, che gli aveva chiesto delle maglie usate della Juve per una serata di beneficenza. Intendiamoci. Laudi avrebbe fatto meglio a lasciare la giustizia sportiva quando la sua Procura avviò le prime indagini sulla Juve: non si diventava giudici sportivi per volontà dello Spirito Santo. Per il resto, i suoi rapporti con i vertici del calcio, salvo che non emergano novità illecite, erano fisiologici al ruolo che ricopriva. I parcheggi non sono nulla di illegale, né di immorale. Così come le cravatte a Caselli: il quale tre mesi fa, come procuratore generale, ha firmato con Guariniello il durissimo ricorso in Cassazione contro l'assoluzione della Juve al processo per doping. Restano le cene di Rinaudo, che se le poteva risparmiare (anche se nulla sapeva delle indagini su Moggi); e i maneggi del procuratore di Pinerolo, che non si vede come riguardino Torino (a meno di creare una responsabilità oggettiva regionale). Ecco, è questo topolino che ha scatenato una montagna di attacchi alla Procura torinese, dipinta come un covo di complici di Moggi, succubi dei poteri forti, nuovo porto delle nebbie (su decenni di inerzia della Procura di Roma, competente su tutti i palazzi del potere, anche sportivo, nemmeno una parola). Carlo Federico Grosso, sulla Stampa, chiede «chiarezza» su eventuali contiguità filojuventine (ma non era lui che, un anno fa, firmò un parere pro veritate in difesa di Giraudo e Agricola al processo doping?). E Battista, entusiasta, lo elogia: era ora che venisse «lacerata la coltre di imbarazzo che ha accompagnato il venire alla luce di comportamenti disdicevoli nella Procura torinese»; basta con «la reticenza degli opinion maker» che «ha contribuito a costruire il monumento all'avanguardia 'piemontese' contro la corruzione, il terrorismo e la mafia». Forse Battista non sa che quel monumento non l'ha eretto la reticenza: l'hanno eretto i risultati ottenuti dai Caselli, dai Maddalena, dai Laudi e da tanti altri giudici piemontesi contro le Br (quando magari certi neocon dell'ultim'ora vezzeggiavano l'estremismo), ma anche contro la mafia (che assassinò il procuratore Caccia, maestro di Caselli, Laudi e Maddalena, e tentò di fare la pelle al primo e al terzo). Ma Battista preferisce farfugliare contro i «difensori dell’ortodossia 'piemontese'» e le condotte «non proprio commendevoli» come l'«acclarata abitudine di integerrimi magistrati di intrecciare con Moggi conversazioni incardinate su richieste di parcheggi allo stadio». Par di sentire Ferrara, che l'altro giorno si scagliava contro «la Procura di Caselli, Laudi e Maddalena, pupilli dei compianti Galante Garrone e Bobbio». Capìta l'antifona? Anche quei moralisti di Bobbio e Galante Garrone van cestinati con ignominia per concorso esterno in moggismo: il «tempio» dell’azionismo piemontese va smantellato perché Maddalena ha archiviato un'inchiesta, Moggi ha regalato tre cravatte a Caselli e Laudi parcheggiava allo stadio. Lo dice Ferrara, che prendeva i soldi dalla Cia e da Tanzi, e quando fu arrestato Squillante con 9 miliardi in Svizzera e i conti comunicanti con Previti, lo definì «uomo probo». E lo ribadisce col copia-incolla Battista, già vicedirettore del Panorama di Giuliano Ferrara che diffamava il pool di Milano, reo di aver scoperchiato lo scandalo «toghe sporche», allegava videocassette per sputtanare Stefania Ariosto e pubblicava l'«Elogio di Previti» firmato da Ruggero Guarini. Presto, ne siamo certi, se ne parlerà a «Porta a Porta», in un bel dibattito con Bruno Vespa (che concordava ospiti e scalette con l'entourage di Fini), con Cesare Previti nell'ora d'aria, e magari con qualche procace ragazza assunta dallo squisito talent scout finiano Salvatore Sottile, in una memorabile puntata dal titolo: «Porco è bello? Opinioni a confronto».
[NDR ha scritto:
admdortos"]Per "lavorare" in RAI la Gregoracci l'ha dovuta dare a questo signore :shock:


Per "lavorare" in RAI la Gregoracci l'ha dovuta dare a questo signore :shock:
Ohh ma ve lo state guardando il giovedì sera da Santoro.
Micidiale ne ha per tutti destra sinistra, di sopra di sotto, semplicemente grande!!!
In compenso Rula Jebral è una grandissima gnocca.
E bravo admortos ti hanno rubato la batutta.
Infatti qualcuno, in trasmissione e a microfono aperto ha detto si che è una gnocca ma senza testa.
Secondo me è una gnocca, ma anche con la testa.
Per quanto riguarda Marco Travaglio è sempre il solito, preciso e concordante nell'esposizione di fatti, risultanze processuali, con un pizzico di ironia, in cui sono coinvolti soggetti spesso politici sia di destra, centro e manca.
Non avendo più nulla da leggere, il provvidenziale Travaglio mi ha fornito l'ultimo suo lavoretto, ......in attesa che scriva di PioPompa, Scaramella e agente Betulla.
La scomparsa dei Fatti
Lettera di Travaglio a Ruini
Marco Travaglio
L'ho visto ieri, dopo di che ha iniziato a parlare Casini e ho spento tutto.
Ciao
I COMMENTI SUL CASO TRAVAGLIO. INTERVISTA A FURIO COLOMBO
Link: www.articolo21.it
''E’ in ballo la libertà di espressione. Grave la posizione della Finocchiaro capogruppo PD al Senato''
di Redazione
Colombo stiamo assistendo ad un ennesimo “caso Travaglio” o in ballo c’è il mantenimento della libertà di espressione in RAI e nel resto del paese?
“C’è un caso Rai evidentemente. La RAI nel suo insieme e nelle sue articolazioni è diventata allergica alla pura e semplice idea di libertà di informazione. Ciò che viene presentata come intervista, in realtà è intesa invece come una banale conversazione. Chi va alla Rai deve sapere che ci si aspetta di attenersi ad un galateo di pudici silenzi, ovvero di parlar d’altro. O al massimo di promuovere se stessi: un libro, un film, una canzone...
Se si rompe quel galateo, esprimendo o una libera opinione o un’informazione provata, di cui si è in grado di rispondere, se necessario anche sul terreno giuridico, in questo caso scatta un sistema , prima ancora che di allarme, di costernazione: “ma come ti offriamo il microfono per fare quattro chiacchiere e metterti in mostra e tu non stai al gioco e dici un opinione che contrasta con la cultura dominante (leggi governo), oppure di permetti proporre dei fatti di cui non si deve parlare?”. Lo scandalo monta prontamente!
Vorrei far notare l’identità di situazioni fra ciò che è accaduto a me, sempre nella stessa trasmissione il 5 aprile del 2005, e ciò che è accaduto a Travaglio l’altro giorno. Era un’intervista sull’aver lasciato il posto di direzione dell’Unità. Io risposi che il mio desiderio più grande era di vivere in un mondo senza più essere governati da Berlusconi, che nella stampa internazionale è considerato “una barzelletta che cammina”. Improvvisamente, è entrata come in una situazione fantozziana la voce del direttore generale in studio, che invece di affrontare l’argomento ha chiesto a Fazio di chiamare subito Mike Buongiorno l’altro ospite, perché voleva fare un’offerta a Buongiorno per farlo ritornare alla RAI e testimoniasse quello spirito di pacificazione di cui avrebbe avuto tanto bisogno l’Italia. In ogni modo, l’intervento di Meocci pose fine alla mia intervista, nel caso avessi avuto bisogno di dire altre cose. Immagino il risultato onirico di questo intervento della voce fuori campo “tonante” del direttore generale di allora!
La cosa ha avuto esattamente lo stesso seguito. A Fazio fu imposto subito di chiedere scusa agli spettatori per gli insulti a Silvio Berlusconi e per il “livore dimostrato da Colombo”, parola inventata da Bondi e Cicchitto per definire qualsiasi critica a Berlusconi.
Si intende che questo non toglie nulla alla qualità di Fazio, che è bravo ed è stato obbligato dalla direzione generale a chiedere scusa. La scena si è ripetuta esattamente dopo che Travaglio ha citato fatti che appaiono in almeno due libri, uno dei quali pubblicato da tempo e mai oggetto di contestazione o di querela. In questo caso, l’imbarazzo di Fazio era evidente, l’intervento pesante e diretto della direzione generale si era già espressa con un comunicato, come se essa avesse il diritto di recensire le interviste.
Ma c’è un aggravante senza precedenti. Invece di stare dalla parte per la libertà di espressione, che se la usi male viene il giudice, l’opposizione, e specificamente la senatrice Finocchiaro del PD, è corsa in aiuto del presidente del Senato.
Di conseguenza, nell’Italia di oggi un solo giornalista che ha citato fatti pubblicati e finora non contestati si è trovato contro tutta la RAI, la presidenza del Senato con tutto il suo peso, e il capo dell’opposizione al Senato, presumibilmente in rappresentanza dei sentori di tutta l’opposizione.
Ora, si può star tranquilli che nessuno ci riproverà, perché è stata confermata con forza l’idea che in RAI si va solo per fare quattro chiacchiere, grati dell’invito e attenti ad evitare quell’imperdonabile maleducazione che è avere un’opinione o proporre una citazione”.
Siamo di nuovo in momento critico per la libertà di espressione. Ma è giusto “morire per Travaglio” e lasciare che la Rai vada alla deriva?
“Si tratta di libertà di espressione dell’esercizio della professione giornalistica nel suo e nel mio caso. Quando si tocca la libertà di espressione giornalistica sul servizio pubblico, si imbocca un percorso immensamente pericoloso. E’ un vero segnale di allarme.”
Non c’è il rischio che per salvare un giornalismo di “rottura”, aspro, anticonformista, si fornisca l’alibi a chi oggi governa di modificare nel profondo la RAI, di ridurre gli spazi di agibilità di quanti non sono a livello dei vari Travaglio o Santoro, di dar vita insomma ad una “normalizzazione”, come fu con l’editto bulgaro tra il 2002 e il 2006?
Ogni volta che si nota una minaccia, e in questo caso si tratta di ciò, ogni volta che si attacca un solo giornalista, occorre reagire, come si può e negli spazi ancora liberi. E lo sto dicendo ad Articolo 21 e non al Corriere della Sera, che certo non vuol sentire la mia opinione, nè da Fazio, perché lui non avrà più l’occasione di invitare né me né Travaglio. Certo, incapperà in qualcun altro che non starà al gioco e la direzione generale riprenderà a far fuoco. Nel frattempo, spero che l’opposizione avrà capito che bisogna difendere la libertà di espressione e non dare la caccia al giornalista, cosa questa che ritengo molto più grave come comportamento, di quella che è invece aspettabile da parte di chi ci governa.
Mi scandalizzano le parole usate da Luciano Violante che chiama “pettegolezzo” ciò che ha scritto un giornalista che è scortato per minacce di mafia, ovvero Lirio Abbate, il cui frammento di libro è stato citato da Travaglio. Chiamare pettegolezzo una testimonianza di mafia, mi pare inconcepibile e sta allargando in modo allarmante il “livello Bondi”, che sta diventando il parametro a cui una parte di dell’opposizione aspira ad omologarsi”.
Chellelle :twisted: "vota" per Marco Travaglio :twisted: .
Eh caro chellelle.. mi sa che le cose stanno proprio così.. e forse sono destinate a peggiorare con il nuovo governo..
comunque acqua in bocca! certe cose ora non si possono nemmeno pensare figurarsi dirle!!
Nel frattempo Renato Schifani, Presidente del Senato, lo cita in giudizio per diffamazione.
Lui, con noncalance alla Fiera del Libro .... almeno dovrà dimostrare che i fatti di cui Marco Travaglio ha parlato sono falsi e diffamatori ... certo, una causa di diffamazione analoga c'è già stata ed è stata archiviata per la "sostanziale veridicità dei fatti" ....
Siamo i piena campagna elettorale per la nomina del CDA Rai e dell'Authory Garante. AN in prima linea ....
Chellelle.
PS e non è importante il conflitto di interessi?
PPS e non è importantela libertà di informazione?
PPPS Grazie Adm per l'avatar (un disegno di Egon Schiele dei primi del novecento .... la somiglianza con Chellelle è a detta di molti impressionante)
Ora d'aria
l'Unità, 1 maggio 2008
Chiedendo scusa per il disturbo, senza voler guastare questo bel clima di riverenze bipartisan al neopresidente del Senato Renato Schifani, vorremmo allineare qualche nota biografica del noto statista palermitano che ora troneggia là dove sedettero De Nicola, Paratore, Merzagora, Fanfani, Malagodi e Spadolini. Il quale non è omonimo di colui che insultò Rita Borsellino e Maria Falcone (“fanno uso politico del loro cognome”, sic) perché erano insorte quando Berlusconi definì i magistrati “disturbati mentali, antropologicamente estranei al resto della razza umana”: è proprio lui. Non è omonimo dell’autore del lodo incostituzionale che nel 2003 regalò l’impunità alle 5 alte cariche dello Stato, soprattutto a una, cioè a Berlusconi, e aggredì verbalmente Scalfaro in Senato perché osava dissentire: è sempre lui.
L’altroieri la sua elezione è stata salutata da un’ovazione bipartisan, da destra a sinistra. Molto apprezzati il suo elogio a Falcone e Borsellino e la sua dichiarazione di guerra alla mafia. Certo, se uno evitasse di mettersi in affari con gente di mafia, la lotta alla mafia riuscirebbe meglio. Già, perché - come raccontano Abbate e Gomez ne “I complici” (ed. Fazi) - trent’anni prima di sedere sul più alto scranno del Parlamento, Schifani sedeva nella Sicula Brokers, una società di brokeraggio fondata col fior fiore di Cosa Nostra e dintorni. Cinque i soci: oltre a Schifani, l’avvocato Nino Mandalà (futuro boss di Villabate, fedelissimo di Provenzano); Benny D’Agostino (costruttore amico del boss Michele Greco, re degli appalti mafiosi, poi condannato per concorso esterno); Giuseppe Lombardo (amministratore delle società dei cugini Nino e Ignazio Salvo, esattori mafiosi e andreottiani di Salemi arrestati da Falcone e Borsellino nel 1984). Completa il quadro Enrico La Loggia, futuro ministro forzista. Nei primi anni 80, Schifani e La Loggia sono ospiti d’onore al matrimonio del boss Mandalà. All’epoca, sono tutti e tre nella Dc. Poi, nel 1994, Mandalà fonda uno dei primi club azzurri a Palermo, seguito a ruota da Schifani e La Loggia. Il boss, a Villabate, fa il bello e il cattivo tempo. Il sindaco Giuseppe Navetta è suo parente: infatti, su richiesta di La Loggia, Schifani diventa “consulente urbanistico” del Comune perché - dirà La Loggia ai pm antimafia - aveva “perso molto tempo” col partito e aveva “avuto dei mancati guadagni”.
Il pentito Francesco Campanella, braccio destro di Mandalà e Provenzano, all’epoca presidente del consiglio comunale di Villabate in quota Udeur, aggiunge: “Le 4 varianti al piano regolatore… furono tutte concordate con Schifani”. Che “interloquiva anche con Mandalà. Poi si fece il piano regolatore generale… grandi appetiti dalla famiglia mafiosa di Villabate. Mandalà organizzò tutto in prima persona. Mi disse che aveva fatto una riunione con Schifani e La Loggia e aveva trovato un accordo: i due segnalavano il progettista del Prg, incassando anche una parcella di un certo rilievo. L’accordo che Mandalà aveva definito coi suoi amici Schifani e La Loggia era di manipolare il Prg, affinché tutte le sue istanze - variare i terreni dove c’erano gli affari in corso e penalizzare quelli della famiglia mafiosa avversaria - fossero prese in considerazione dal progettista e da Schifani… Il che avvenne: cominciò la stesura del Prg e io partecipai a tutte le riunioni con Schifani” e “a quelle della famiglia mafiosa, in cui Schifani non c’era”.
Domanda del pm: “Schifani era al corrente degli interessi di Mandalà nell’urbanistica di Villabate?”. Campanella: ”Assolutamente sì. Mandalà mi disse che aveva fatto questa riunione con La Loggia e Schifani”. Il tutto avveniva “dopo l’arresto di Mandalà Nicola”, cioè del figlio di Nino, per mafia. Mandalà padre si allontana da FI per un po’, poi rientra alla grande, membro del direttivo provinciale. E incontra Schifani e La Loggia. Lo dice Campanella, contro cui i due forzisti hanno annunciato querela; ma la cosa risulta anche da intercettazioni. Nulla di penalmente rivelante, secondo la Dda di Palermo. Nel ‘98 però anche Mandalà padre finisce dentro: verrà condannato in primo grado a 8 anni per mafia e a 4 per intestazione fittizia di beni. E nel ‘99 il Prg salta perché il Comune viene sciolto per infiltrazioni mafiose nella giunta che ha nominato consulente Schifani. Miccichè insorge: “E’ una vergognosa pulizia etnica”. Ma ormai Schifani è in Senato dal 1996. Prima capogruppo forzista, ora addirittura presidente. Applausi. Viva il dialogo. Viva l’antimafia.
Nel caso qualcuno si fosse perso i motivi della diatriba e della causa. Ho letto il libro dove i fatti sono citati (bellissimo, opinione personale, come tutti i libri scritti da Lirio Abbate, giornalista sottoprotezione per minacce da parte della Mafia) un pò di tempo fa. Lo consiglio a tutti ... illuminante.
Chellelle.
Stucchevole la reazione di quasi tutto il mondo politico all'intervista di Travaglio, in particolare della cosiddetta opposizione, salvo pochissime eccezioni
Il problema non è delle porcate di Schifani e dei suoi compari, queste cose si possono "ovviamente" ancora scrivere, ma non si possono dire nella televisione pubblica.
Naturalmente dipende da chi le dice, se è Travaglio vanno censurate se le dice Berlusconi, Sgarbi, Ferrara, Fede, Bossi, Calderoli no-problem.
Nessuno ovviamente contesta le affermazioni di Travaglio, viene condannato il fatto che queste cose vengano raccontate al pubblico all'ora di cena, la gente comune non deve sapere che il livello politico di Schifani non è paragonabile a quello dei suoi illustri predecessori, dopo di lui potrebbe andar bene anche un lombrico o la muffa, afferma Travaglio. Marco poi si corregge, la muffa è utile perché produce la penicillina, ma aggiungo io, nemmeno i lombrichi vanno offesi perché umificando la sostanza organica del terreno svolgono una preziosa azione fertilizzante.
Il Regime contro la libera informazione
Dario Fo: “Contro Travaglio un’azione bipartisan”
di Dario Fo da www.dariofo.it
A proposito della bufera esplosa in conseguenza delle parole di Travaglio da Fazio, mi viene in mente un commento di Gianni Rodari, col quale il poeta apre un suo testo:
"Le parole sono come pietre. - dice - Lanciate nello stagno producono cerchi concentrici che s'allontanano dai tonfi allargandosi fino alla riva. Quelle pietre hanno spaventato gli uccelli e i pesci che schizzano via... nessuno si cura delle rane e delle carpe colpite dai sassi. La parola muove l'acqua, creando scompiglio e sgomento. Se ne approfittano alcuni passanti che raccolgono veloci rane e pesci che galleggiano storditi."
Assomiglia un po' al cataclisma innescato da Travaglio l'altro giorno a 'Che tempo che fa'.
I commenti tratti da un libro scritto da Marco insieme a Peter Gomez ed edito un mese fa, hanno sdegnato ed anche sconvolto gli inquilini dello stagno. Perfino alcuni pesci rossi, in verità un po' sbiaditi, sono letteralmente guizzati fuori dall'acqua in una danza d'indignazione!
Ma che suono avevano quelle parole lanciate nella calma gora? E' semplice....ricordavano amicizie e frequentazioni ambigue fra l'appena eletto Presidente del Senato, Renato Schifani, e alcuni figuri di capi cosca mafiosi. Ma attenti: lo Schifani (strana onomatopeica di un nome) non s'è gettato furente insieme ai suoi numerosi sostenitori contro il libro di prevedibile enorme tiratura, ma contro le parole dette attraverso un mezzo - la televisione - che normalmente si occupa di giochi per famiglie, concorsi fra giovani disposti a esibire cosce e glutei, telegiornali disinformanti, vacui e noiosi.... Sta qui lo scandalo! In quella stessa acqua incolore, le pietre scagliate hanno prodotto un'eco insopportabile.
Tant'è che Renzo Lusetti della Margherita, partito Democratico, ha urlato: "....il direttore generale Rai, Cappon, deve prendere provvedimenti concreti, cioè a dire sanzioni, interdizioni dal video...." E poi aggiunge disperato "Purtroppo la Rai non si decide mai".
S'indigna Luigi Bobba del Pd: "La televisione che fa Santoro con Travaglio è come un format (cioè a dire roba tipo Grande Fratello): essa estremizza solo un punto di vista (cioè 'Chi è quel mafioso? Che ci fa Schifani con lui?') Si vuole dimostrare una tesi, poi si monta il materiale. Risultato: danni anche politici."
Bella questa del format! Cioè chi preconfeziona un discorso e lo avalla con delle prove è un indegno mestatore!
Da cui si evince che tutti i grandi scrittori, poeti, registi di questo mondo sono manipolatori infami, furbacchioni abietti.... a partire da Dante, che scriveva pure in rima!
E' un esercito di protestatori offesi da sinistra al centrosinistra, a destra un po' a sinistra, a destra senza sinistra fino ai fasci littorio ante litteram.
Infatti alle parole di Travaglio s'è indignato perfino Ciarrapico: cinque processi, cinque condanne, oggi senatore del Popolo delle Libertà.
Ma attenti, non c'è di che farci troppo sollazzo satirico. Questo schizzare di indignati prelude a un'azione questa volta sì preconfezionata e terribile. Bipartisan.
Finalmente destra e sinistra si ritrovano coinvolte dentro a una medesima cultura: quella dell'insofferenza verso la satira e la denuncia di ogni illecito.
Qui fate attenzione, non si tratta di occasionali esternazioni prodotte da un fastidioso ronzare contestatorio.... Qui, per la prima volta, dentro tutto o quasi l'arco politico del nostro Paese si è deciso di imporre il silenzio, la pace dello spirito e soprattutto delle idee.
"Basta con l'antipolitica" come ripetono gli eletti dello stagno e le rane sopravvissute all'ultimo conflitto "eliminiamo i mestatori".
Come dice la canzone: "Silenzio. Zitti e basta di gracchiare!" Si chiude. Piantatela con le denunce non controllate, le inchieste sopra le costruzioni abusive, le accuse di appalti truccati, con concorsi dove i vincenti sono già stabiliti. Smettiamola di eccitare gli animi, soprattutto le menti dei giovani e dei pensionati, a costo di annullare qualche garanzia di libertà e persino di democrazia.
In poche parole, interriamo lo stagno. Sabbia, per favore! Via le rane, pesci e uccelli. Guai a chi gracchia e rompe il silenzio di chi governa unito.
Hanno confermato, se ce ne fosse stato il bisogno, che gli schieramenti sono uguali e non alternativi come dice topo gigio. L'alternativa è un' altra, mandarli via TUTTI e fare noi. ciao
Ciao Syd,
come vedi come le questioni che ponevi nell'altro post sono ampiamente sotto controllo (per quel che si può).
Lui (Travaglio) ha scritto un libro ("Inciucio") in cui parla anche di questo.
Lui (Travaglio) nell'intervista a Che tempo fa lo dice chiaro e tondo che si aspetta quella reazione e che il PD non vuole trattare certi argomenti.
Mi meraviglio della Finocchiaro, anche se il suo comportamento durante la campagna elettorale in Sicilia già mi aveva fatto pensare.
E' in corso l'ennesimo attacco alla libertà di informazione. Già è poca, se poi mi tolgono anche Travaglio .... beh ..... io non ci stò.
Mandarli via .... un discorso in corso e complicato, saranno loro a fare la legge elettorale, hanno comunque il consenso di una larga fetta degli elettori (questo dicono le elezioni: PdL + PD = maggioranza assoluta qualificata) e tutta l'intenzione di non disturbarsi e di mantenersi nel tempo come sistema autoreferenziale.
Mi preoccupa il calo di attenzione sulla legge elettorale, come se non fosse più necessario (vorrei chiedere un parere al Prof. Guzzetta, diciamo il padre del referendum sulla legge elettorale, sul come siamo messi, quali ipotesi percorribili e quan'altro ..... se riesco faccio una vera e propria intervista per www.conchidortos.it .... se vi può interessare).
Chellelle
Link: www.articolo21.it
CRONACA E INFORMAZIONE
Italiano aggredisce e violenta rumena. Aspettiamo tg, gr e giornali...
di Onofrio Dispenza
La notizia è questa : a Roma, una giovane rumena è stata aggredita e stuprata da un 39enne italiano. La ragazza faceva le pulizie in un call center. Ad aggredirla alle spalle è stato il convivente della responsabile della cooperativa dove la giovane rumena lavora. Maria - chiamiamola così - aveva appena iniziato a fare le pulizie quando il suo violentatore l'ha aggredita.
Minacciandola con un taglierino, l'ha costretta a subire violenza sessuale. Dopo la violenza, Maria ha chiesto aiuto in un bar vicino, è arrivata la polizia, l'aggressore è stato facilmente individuato ed arrestato. Questa la notizia. Adesso aspettiamo, vogliamo vedere quanto spazio avrà nei tg, nei gr e nei giornali che troveremo domani in edicola.
Una ragazza rumena violentata da un italiano, non una italiana violentata da un rumeno. Si accettano scommesse sullo spazio che sarà riservato alla notizia di Roma. Se finirà come pensiamo, chiediamo scusa a Maria.
Un esempio di disallineamento dell'informazione, sul quale si può anche parlare della numerosità della casistica ma che alla fine è andato esattamente come pensava il giornalista (anche a causa del mega blitz in territorio nazionale).
Chellelle :idea: .
PS tengo a precisare che non esprimo nessun giudizio negativo nei confronti dell'operazione portata avanti in questi giorni ne che nego che esiata un problema llegato alla sicurezza ....
Il caso
Da Pd e Italia dei valori critiche al palinsesto Rai
Protesta video del Tg3: «Primo piano e news cancellati dalla satira»
Duro comunicato: ha deciso un cda in uscita
ROMA—Sullo schermo appare la sigla del Tg3 sera. Un fermo immagine, una scritta: «Cancellato». Bianca Berlinguer presenta «Primo Piano», altro fermo immagine. Stessa scritta: «Cancellato». Il Tg3 dichiara guerra al piano aziendale che sostituisce la fascia informativa di seconda serata, da sempre attribuita alla testata diretta da Antonio Di Bella, con il «progetto satira» di Serena Dandini. Un talk show satirico di 40 minuti dalle 23.20 in poi.
La protesta del Tg3 arriva con un video-comunicato sindacale durissimo verso i vertici dell’azienda: «Da ottobre al posto di quei due appuntamenti ci sarà una striscia di intrattenimento. Tg3 e Primo Piano, che da dieci anni occupano la seconda serata di Raitre, saranno spostati a notte fonda. Questo ha deciso il Consiglio Rai, alla fine del suo mandato. Come ultimo atto non esita a ridimensionare drasticamente l’informazione della testata. Un piano respinto da tutta la redazione del Tg3».
Una battaglia Raitre-Tg3 non si era mai vista a Saxa Rubra. Soprattutto contro un vessillo della rete come Serena Dandini. È l’inedita lotta tutta intestina in un territorio che da sempre appartiene all’area del centrosinistra. Ma il piano del consiglio di amministrazione (votato all’unanimità, inclusi i rappresentanti del centrosinistra, da sempre convinti sostenitori del Tg3) è troppo duro da digerire per il Tg di Antonio Di Bella con lo spostamento alla fascia notturna (verso mezzanotte per un’ora e mezzo) del blocco di approfondimento giornalistico Tg3-«Primo piano».
Il direttore della testata ha chiesto al direttore generale Claudio Cappon il congelamento del piano e il suo «ripensamento » fino al gennaio 2009, sollecitando lo stesso trattamento adottato per il Tg1. Infatti anche il tg diretto da Gianni Riotta è in allarme per la soppressione di Tv7 del venerdì sera e la nascita di una prima serata il mercoledì. Il Tg1 notte, abolito in una prima versione del piano, è stato reinserito: Di Bella chiede «par condicio» con la testata maggiore. Martedì prossimo è prevista l’assemblea generale di tutti i Comitati di redazione della Rai. Mercoledì il Cdr del Tg3 invece incontrerà l’azienda, quasi certamente il direttore generale Claudio Cappon.
Ma è impossibile immaginare un ripensamento. È sicuro che il Cda di giovedì incaricherà il vicedirettore generale Giancarlo Leone di presentare in questa versione i palinsesti agli utenti pubblicitari nella kermesse che quest’anno sarà organizzata a Sankt Moritz. La logica del piano, dal punto di vista dei vertici, è chiara: basta con la sovrapposizione dei generi nelle stesse fasce orarie. Per spiegarci: se c’è Vespa su Raiuno, perché proporre anche «Primo Piano » su Raitre? Lo spostamento del Tg3 sera e di «Primo piano» ha provocato reazioni politiche. «Spostare a notte fonda Tg3 e "Primo piano"? Anche questo si può fare!», ironizza Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei valori. Roberto Cuillo del Pd parla di «scelta incomprensibile e fuori luogo, si tratta di due agili e importanti strumenti di informazione».
Paolo Conti
17 maggio 2008
Ciao a tutti.
Marco Travaglio, in ogni caso, continua a stare in TV. Secondo voi è plausibile che stia cercando di diventare un personaggio mediatico? Il meccanismo non sarebbe nemmeno tanto difficile. Diventa un personaggio mediatico, diventa venditore di best seller e la verità, tutto d'un canto, diventa quella che dice Travaglio perchè passa dalla TV.
Naaaaaahhhhh.
Tutto il trambusto, in ogni caso, è già finito, fatti salvi i fenomeni marginali come MicroMega (non perchè non sia importante ... ma chi legge MicroMega? ... i matti, quelli che non hanno un cuore, quelli che viaggiano a lungo, quelli incazzati .... gentaglia insomma, in mezzo alla quale ci sono anche io). Bello no? Per Travaglio si tratta di ordinaria amministrazione. E' abituato da anni a scrivere grosse verità (i due più belli sino proprio Il venditore di Fiori e L'odore dei soldi di Travaglio e Veltri) e non vederle sortire effetto.
Io non mi abituo. Ieri sera ho fatto un giro sulla rete per vedere che cosa succedeva se mettevo a cercare su google le parole che seguono:
soru l'unità
Facile no? La ricerca rimanda una lunga lista ..... il Sole, Repubblica e il Corriere (i maggiori giornali italiani?) riportano la notizia in un trafiletto veloce. La notizia: il Governatore compra l'Unità. Il fatto in sè: stato di crisi, acquisto, fondazione e quant'altro. Sulla Repubblica è nella sezione economia e io mi domando: ma mi stanno prendendo per il culo?
Poi gli interventi: Comitato di Redazione (contenti, chiedono in questi mesi il Codice dei valori per il problema dell'indipendenza), Veltroni (continuità e solidità dell'imprenditore .. si dimentica che è il Governatore .... Walter! E' il Governatore, dillo che è il Governatore! ... niente, era lui il Direttore, è in conflitto anche lui ..... Presidente del Consiglio Ombra), sindacati.
Poi becco La Nuova Sardegna, due pagine di articolo, dettagliato. Ma loro se non ricordo male lo attaccano dalla mattina alla sera. Riporta anche la dichiarazione del "non so che cosa" (il Presidente che mi ricordi) dei giornalisti italiani sulla possibile necessaria vigilanza. Nella seconda pagina, dopo una bella descrizione, IdV dritti al punto: è un problema di scelte. Se sei il Governatore non puoi farlo. AN richiama il palese conflitto di nteressi del Governatore che si aggiunge ad altri e ne profetizza la fine della carriera politica proprio per questo motivo (quanto è vero che non si guarda mai alla trave nell'occhio :roll: ) ... un paio di partitini a seguire (ma dalla prossima volta credo che saranno ripopolati di voti ... è evidente).
Lo stato dell'informazione .....
Chellelle :arrow: .
Il reato è prescritto e amnistiato perché il colpevole ha vinto la coppa.