Salto di Quirra

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 ll comune di Foghesu contro la presentazione del libro di Michela Murgia, a Perdas de Fogu è ospite sgradito chi parla di ciò che succede nel poligono di Quirra. Il mondo non deve sapere.

Michela Murgia ha scritto:









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Sabato 19 marzo su invito della Proloco sarei dovuta andare a Perdasdefogu per tenere un incontro di letteratura nella sala della biblioteca comunale. Purtroppo l'amministrazione comunale, quando ha saputo della mia presenza, ha ritirato la disponibilità della sala e ha diffidato la Proloco dall'invitarmi. Oltre ad esprimere la mia solidarietà alla Proloco, voglio dire ai foghesini e agli abitanti dei paesi vicini interessati all'incontro che verrò a Perdas comunque, ma sotto l'egida del mensile Sardinews e nella sala parrocchiale gentilmente messa a disposizione dal sacerdote del paese don Ottavio Chillotti.

Però due parole su questo fatto vanno dette.
L'ostilità del sindaco Walter Vittorio Mura dipende dal fatto che attraverso il mio sito ho supportato la diffusione di quello che fonti sempre più numerose ipotizzano stia succedendo al Salto di Quirra, dove ha sede l'ormai famigerato poligono militare. Medici specialistici, medici veterinari, esperti in conseguenze dell'addestramento bellico, comitati come Gettiamo Le Basi e anche semplici cittadini in proprio stanno cercando di portare all'attenzione dei media e delle istituzioni quello che ritengono possa essere collegato alle attività segrete della base militare: morti sospette, aborti spontanei, malformazioni infantili e malattie di animali e persone in percentuale ingiustificabile, oltre a isterilimento e inquinamento del territorio.

Da qualche settimana gli articoli che su questo sito parlano delle problematiche legate alla base militare - compreso quello di Bobore Bussa - sono subissati di commenti da parte di sedicenti abitanti di Perdasdefogu e dei dintorni del poligono che dicono che non è vero niente, che nessuno si ammala, che è tutta una montatura, che gli stiamo (io, i giornalisti, il comitato Gettiamo le basi, chiunque ne parli) rovinando l'economia, la pace sociale e l'immagine pubblica. Minacciano denunce e richieste di danni. Mi diffidano dal mettere piede nei paraggi. Capisco i timori di una parte della popolazione: hanno paura di perdere la sola attività industriale del territorio; capisco meno gli amministratori, che dovrebbero essere i primi a voler sapere la verità tutta intera, e invece per tenersi la base sembrano disposti a minimizzare (quando non a negare) l'esistenza dei sempre più frequenti segnali di allarme sulla salute dei loro cittadini.

Tutti i politici sanno che la maggioranza degli abitanti di quel territorio ha paura di veder smantellata la base, cosa che può sicuramente accadere se sarà accertata la relazione tra le patologie e l'attività militare: questo spiega perché nessuno degli eletti locali sembri avere fretta di fare qualcosa per capire. Per fortuna però la magistratura non è elettiva, e infatti la procura di Lanusei ha aperto un'inchiesta per capire cosa sta succedendo a Quirra. Il magistrato Domenico Fiordalisi ha disposto il sequestro dei fondali marini davanti alla base (dove sono stati trovati residui dei missili usati in addestramento) e di quattro discariche piene di rottami bellici. Speriamo tutti, e a maggior ragione gli abitanti della zona, che questa inchiesta possa portare risposte certe, in un senso o nell'altro.

Mentre la magistratura procede per i suoi canali, la politica regionale è ancora ferma a discutere se sia il caso di cominciare anche solo a discuterne. Il 10 marzo era il giorno giusto per capire in che direzione si stanno orientando le scelte del governo sardo: in consiglio si presentavano addirittura due proposte di ordine del giorno sulla questione del Salto di Quirra, una da destra e una da sinistra. Così siamo sicuri che almeno uno passa, si devono essere detti ottimisticamente i parenti dei morti di Quirra che ancora hanno le forze per chiedere verità. Invece in consiglio si è realizzato l'ennesimo capolavoro dell'inettitudine della classe dirigente sarda, senza distinzione di colore: di due ordini del giorno non ne è passato neanche uno.

Come è stato possibile questo miracolo al contrario?
Facile.
- Per cominciare basta che siano assenti trentuno consiglieri su ottanta, giusto per far capire che la questione Quirra non è considerata proprio vitale.
- Poi basta votare contro o astenersi anche sulle proprie mozioni, in modo da far mancare sempre la maggioranza necessaria. Non devono nemmeno essere astensioni vere e proprie: bastano fughe strategiche dalla sala al momento della votazione, così puoi sempre dire che eri andato in bagno perché il gomito ti faceva contatto col ginocchio.
- Se invece resti in sala devi inventarti una giustificazione che sia coerente col personaggio : c'è chi ha detto che per lui l'ordine del giorno non era "abbastanza duro" (Renato Soru in modalità Walker Texas Ranger) e chi ha detto che prima di votare bisognava aspettare che si riunissero "le assemblee popolari" sul territorio (Franco Sabatini in versione "faccio politica dal basso").
- Infine è fondamentale che arrivi da Roma un promemoria del sottosegretario alla difesa Giuseppe Cossiga (sì, il figlio di) che rammenti agli smemorati politici della colonia sarda che gli accordi militari non spetta al consiglio regionale rinegoziarli. Come a dire: "parlate pure, tanto la questione del Poligono non è a Cagliari che la si decide".

Quindi a tutt'oggi la politica sarda non ha idea di cosa succeda al Salto di Quirra e non mostra di aver fretta di volerlo sapere, sia mai che dopo le tocchi di ammettere che non può farci assolutamente niente. (E qualcuno mi chiede ancora a cosa ci serve l'indipendenza).

Intanto i giornali italiani stanno cominciando a interessarsi della vicenda, aumentando la pressione su chi invece vorrebbe che si tornasse al silenzio il più in fretta possibile. Se ne è occupato il solito Fatto Quotidiano e ci ha fatto un bellissimo e straziante reportage Vanity Fair, nel numero del 9 marzo 2011. Quest'ultima inchiesta, a firma dell'ottima Tamara Ferrari, è giornalismo vecchio stile, con informazioni raccolte sul posto e testimonianze dettagliate e verificabili. Ringrazio sia Tamara che Vanity per avermi autorizzato a condividerlo su questo sito.


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