La Sardegna non è della SARAS

Pubblica in: 

La strategia comunicativa della SARAS circa le ricerche del gas in Sardegna, negli ultimi tempi rassomiglia allo spettacolo pirotecnico silanese meglio noto come s'isparatoriu.

Prima qualche colpo che annuncia l'inizio dello spettacolo, s'avisu, poi un crescendo di botti sempre più forti e assordanti, per stordire ed esaltare il pubblico confuso e disorientato dalle granate della propaganda. Ma la SARAS altro non è che la summa del capitalismo familiare italiano, rapace e distruttivo, colluso con la politica fino al crimine. Crimine "buono" ovviamente, perché legalizzato trasversalmente dalla politica. La famiglia Moratti è di destra, ma anche di sinistra, dalla premiata ditta Emergency, alla premiata ditta San Patrignano, da Pisapia a Berlusconi. Ma, come i famigerati ladri di Pisa, i fratelli petrolieri milanesi sono compari di scorribande di notte e fanno finta di litigare di giorno.

Niente di nuovo sotto il sole, le ingentissime somme a disposizione della ditta Moratti consentono ogni tipo di capriccio, sia che si tratti di mantenere una squadra di calcio dai risultati disastrosi e sia che si tratti di orientare la stampa largheggiando con la pubblicità mascherata da informazione imparziale.

Un esempio lo offre la comunicazione apparsa ieri sui quotidiani sardi ad opera della Confindustria Sarda, apparentemente una comunicazione istituzionale banale e scontata, piena di citazioni di buonsenso a buon mercato, quindi, a prima vista, tutto sommato sprecata e pleonastica, se non fosse che nulla si fa mai per caso. A ben leggere infatti, specialmente per chi segue le polemiche attorno al cosiddetto progetto Eleonora altro non è che uno spottone subliminale a favore della SARAS, primo socio della Confindustria Sarda.

Nessuno biasima l'associazione degli industriali quando ovviamente e meritoriamente persegue i suoi interessi nel rispetto dell'ambiente, della sicurezza e del lavoro degli operai, ma di fatto la Confindustria non ha il mandato per infeudare la Sardegna a questi speculatori senza scrupoli. Che la SARAS, non sia esattamente una buona compagnia per la Sardegna lo dimostra il sito industriale di Sarroch, un enclave petrolifera perennemente immersa nei vapori velenosi che da una parte elargisce qualche migliaio di salari all'anno e dall'altra la più alta incidenza di malattie tumorali di tutta la Sardegna.

Oltre che il sito di Sarroch, dove tramite una legge truffa, la SARAS produce e vende energia elettrica utlizzando gli scarti di lavorazione del petrolio a prezzi di energia rinnovabile, ha avuto in concessione mille ettari per impiantare uno dei parchi eolici più vasti della Sardegna nel cuore dell'Ogliastra, con ridicole ricadute sul territorio e un impatto ambientale da galera.

L'Istituto Luce al servizo della SARAS si è messo in moto anche per la ricerca del gas nel sottosuolo sardo, a cominciare dai nomi, progetto Igia ed Eleonora, che sono nomi familiari e amati dai sardi. Ma la figliola di Mariano IV, sicuramente, gia nel trecento aveva una visione ed un rispetto verso i beni comuni nettamente più avanzata di quella che i vertici della Confindustria Sarda bollano come "sogni di una irreale isola bucolica, fondata esclusivamente su turismo e agricoltura".

Ad Arborea non esiste nessuna realtà bucolica, esiste però un sistema agroindustriale avanzato, con un equilibrio molto delicato, portatore anch'esso di un forte impatto sul territorio e di certo non scevro da problematiche ambientali, ma infinitamente più sicuro e rispettoso di un impianto petrolchimico della durata presunta di vent'anni a totale vantaggio della solita ditta milanese.

Un altro esempio di stampa orientata lo offre la testata online Sardinews, che nel mese di novembre 2011 ha pubblicato un redazionale camuffato da autorevole e disiteressato servizio giornalistico (sic).

Questo articolone nel successivo numero di dicembre 2011 ha fruttato ben due paginoni di pubblicita della SARAS, non certo gratuita.

 

L'ufficio relazioni pubbliche non tralascia nemmeno il cinema, con punte di genio veramente diaboliche nel pizzicare le corde dell'orgoglio dei sardi. È il caso del film Treulababbu, due belle storie di bambini girate in sardo/italiano nello splendido scenario dell'Ogliastra. Ad un certo punto il regista inserisce alcune scene suggestive del parco eolico di Ulassai evidentemente senza legame alcuno con la narrazione del film, il senso delle scene viene svelato dai titoli di coda, dove appaiono i ringraziamenti anche per la Sardaeolica, la società del gruppo SARAS proprietaria del parco eolico.

Per fortuna l'opera instancabile del comitato cittadino contro le trivelle è riuscito a smuovere le coscienze degli amministratori del territorio che inizialmente si erano dimostrati possibilisti o se non altro indifferenti verso questa ennesima iniziativa speculatrice. Oggi tutto il territorio di Arborea è in maggioranza contrario, nelle case e nelle aziende della zona centinaia di lenzuola col fenicottero in maschera antigas dicono "NO AL PROGETTO ELEONORA". I lenzuoli del comitato stanno volando per tutta la Sardegna ed uno è atterrato anche a Santa Sarbana.

Il prossimo 13 aprile i vertici della SARAS verranno in parata per vendere il loro fumo tossico ai cittadini di Arborea, ci saremo anche noi silanesi a fianco al comitato e non certo per ascoltare e credere alle scempiaggini dei Moratti.