Sardegna: tanto fumo e niente carbone

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Portovesme è uno dei siti industriali più allucinanti della Sardegna, probabilmente non il peggiore, visto che secondo me a Sarroch la situazione è ancora più grave, con i serbatoi di carburante praticamente dentro al paese, e Porto Torres non se la passa certo meglio.

Ma cosa resta ai portoscusesi, ai turritani, ai sarrochesi ed ai sardi in generale di questo sacrificio sociale ed ambientale? Ai cittadini di quei posti resta poco, molto poco: qualche stipendio, un'aria irrespirabile e un territorio avvelenato per sempre, al resto dei sardi assolutamente nulla, anzi una rapina legalizzata dallo stato italiano in favore di sue aziende come l'ENEL, l'ENI e la SARAS o estere come la EON, l'ALCOA la RUSAL.

Cosa fanno i parlamentari sardi da sempre e specialmente ora che tutti insieme appassionatamente sostengono il governo italiano nelle sue scelte, nulla! O meglio, sempre complici delle peggiori speculazioni controllano il territorio e le coscienze dei sardi affinché si perpetui lo status quo all'infinito in nome del progresso e della industrializzazione.

Non che i governi sardi abbiano saputo fare di meglio, basta vedere lo scempio prodotto dalla premiata ditta bipartisan dei cercatori d'oro Palomba-Cappellacci a Furtei o l'assurdo braccio di ferro tra amministratori e cittadinanza per la costruzione del nuovo inceneritore di Macomer. Provate a indovinare con chi stavano e stanno i sindacati.

Su tutte queste vertenze vigila infatti il ferreo controllo dei sindacati italiani, quanto sono lontani i tempi del sindacato opposto allo sfruttamento selvaggio dei lavoratori da parte del padronato, oggi il sindacalista è il primo interlocutore dei padroni delle fornaci, decidono insieme chi assumere e chi licenziare, quali finanziamenti sfruttare, su quali politici puntare per far convergere i loro pacchetti di voti, oggi sono capataz seduti sulle sedie in pelle umana gentilmente offerte dai loro due padroni, gli imprenditori ed i politici. Chi se non i sindacalisti potevano e dovevano controllare che le lavorazioni industriali avvenissero nel pieno rispetto della salute del lavoratore, delle famiglie e del territorio circostante? Perché non l'hanno fatto? Perché agitano lo spettro delle bonifiche solo quando le imprese decidono di smobilitare? Perché i sindacati non dicono nulla su quel che avviene a Sarroch dove la ditta SARAS va a gonfie vele e specula alla grande in ogni settore, dal prezzo dei suoi prodotti, ai subappalti, allo smaltimento truffaldino degli scarti fino alla regalia di migliaia di ettari per le fonti rinnovabili, qual'è stato l'ultimo politico a mettere becco nelle attività della famiglia Moratti in Sardegna.

Osservando la Sardegna dall'alto appare disseminata di fornaci grandi e piccole, forni di carbone, forni di olii minerali e vegetali, forni di smaltimento di rifiuti di ogni genere dai fumi di acciaieria alle biomasse e alla mondezza. L'estrazione di carbone del Sulcis o meglio lignite poiché, bisogna ricordarlo, in Sardegna non abbiamo un carbone degno di questo nome, è solo una foglia di fico per nascondere l'attività principale della centrale di Portovesme: un mostro da 600 MW capace di bruciare di tutto, vedere per credere, provate a stazionare nel porto adiacente e provate capire cosa accidenti vomitano ogni giorno i mercantili che vi attraccano.

E poi provate ad immaginare che fine fanno le centinaia di migliaia di tonnellate di ceneri che ogni anno escono dai forni crematori ENEL della Grazia Deledda, in massima parte sono stoccate abbandonate in giro per il Sulcis ma quando serve vengono sparse nei sottofondi di parecchie opere pubbliche sarde. Chi lo dice? Lo dicono e lo vedono tutti ma meglio non parlarne, il business non si deve fermare, altrimenti basta un fischio e parte la mobilitazione di quei disperati tenuti con l'anello al naso che fanno tanta presa all'opinione pubblica. Ma l'ecomafia di stato denominata ENEL è peggio della mafia con la coppola, non ha bisogno di imbracciare la lupara, agisce lentamente ed inesorabilmente ed in più preleva a tutti il pizzo legalizzato con la bolletta, il sistema ha bisogno di tanto denaro e sempre di più per autoalimentarsi.

Ora si parla di questo sciagurato sistema CCS, praticamente lo stoccaggio nel sottosuolo dei fumi prodotti dall'ENEL, un opera di maquillage costosissima e dai risultati tutt'altro che sicuri dalla quale la Carbosulcis spera di ottenere qualche vantaggio vendendo un po' più di lignite all'ENEL e dall'appalto sui lavori nelle “sue” miniere. Un opera miliardaria dove ci sarà grasso che cola sopratutto per il solito sistema clientelare che non a caso e non per nulla non esista a scendere in miniera per farsi bello davanti alle telecamere e scrivere stucchevoli letterine aperte, e se poi fra qualche anno l'opera si rivelerà un fiasco ci sarà sempre la cassa integrazione, non si può mica abbandonare così chi ti ha dato una mano nel momento del bisogno voto.

Qualunquismo, disinformazione, pressapochismo? Può darsi, ma da quando il nostro governatore ha deciso che l'azienda regionale Carbosulcis poteva essere tranquillamente affidata ad un ragazzino raccomandato ed incompetente, ogni sardo ha il diritto dovere ed è sicuramente legittimato ad esprimere liberamente la sua opinione sugli scandali legalizzati che stanno abbruttendo la nostra gente ed il nostro territorio, nonostante che per qualcuno basti ancora presentare le eccellenze della Costa Smeralda e del Forte Village davanti ai sultani di passaggio per dire che viviamo nel più bel posto del mondo.

Non abbiamo per l'immediato soluzioni alternative ai soliti ammortizzatori sociali, almeno per chi un lavoro c'è l'aveva e lo sta perdendo, per il futuro non possiamo però continuare ad affidare le scelte industriali a chi non vede altro che forni, ciminiere e fumo, non avendo materie prime non abbiamo altra strada che occuparci delle seconde, il riciclo ed il riuso dei materiali (metallo, carta, plastica, gomma, vetro, elettronica), un business enorme non a caso già esplorato, studiato ed in continua crescita nei paesi più progrediti al mondo mentre i nostri politici pensano ancora che in Sardegna possiamo concorrere con i sistemi industriali cinesi, indiani o africani, evidentemente per loro è impossibile cogliere la differenza tra concorrenza e competitività.

In definitiva in Sardegna non abbiamo il carbone ma produciamo tanto fumo.

Commenti

Mentre in Italia ed in Sardegna puntiamo ancora sul carbone, il sindaco (ex) repubblicano di New York sosterrà Obama perché: "La sua Amministrazione ha inoltre adottato controlli molto più rigidi per le emissioni di mercurio, che contribuiranno a farci chiudere le centrali energetiche a carbone, di gran lunga più inquinanti (sforzo che ho voluto appoggiare con la mia generosità), e che si ritiene provochino la morte di 13mila americani l'anno."