Scommettiamo sul futuro

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Ogni anno i sardi spendendo 1 miliardo e mezzo di euro in lotterie, gratta e vinci e slot machine. Ogni sardo gioca d'azzardo con il suo futuro sperando (inutilmente) in una ricompensa istantanea e individuale. Stramba coincidenza. Questa cifra corrisponde a quanto la Sardegna ha a disposizione ogni anno per un altro tipo di scommessa sul futuro, una scommessa collettiva i cui risultati pagano nel tempo e danno frutti per tutti: l'istruzione.

Il punto è che questo investimento non solo è insufficiente e inadeguato ma dipende dallo Stato italiano che lo vuole ulteriormente tagliare mettendo (definitivamente) a rischio il sistema istruttivo e universitario sardo.

Prima che qualcuno si giochi per noi il nostro futuro converrà allora ricordarsi che ogni anno la Sardegna perde 2.5 mld delle accise derivanti dalla fabbricazione dei prodotti petroliferi della Saras. Nonostante la fabbricazione ricada completamente sul territorio sardo - con i conseguenti costi su salute e ambiente - la maggior parte delle accise viene versata fuori, laddove sono localizzati i depositi commerciali.

Ecco la mia proposta. Riprendiamoci quei 2.5 mld, investiamoli tutti in istruzione, università e ricerca. Ridiamo energia alla conoscenza, alla creatività, al saper fare. Invertiamo la rotta e diventiamo terra d'attrazione intellettuale, esempio glocale di apertura, traduzione, innovazione.

Fermare l'emigrazione, che sottrae alla Sardegna intelligenza e vitalità, che porta oltremare ricchezza umana e materiale, che ci condanna allo spopolamento e ci priva di chi potrebbe inventare soluzioni per risanare la nostra terra e creare nuovo lavoro, è un imperativo economico e morale. È il miglior modo per ridare corpo e coscienza alla nazione sarda lungo il cammino verso l'autodeterminazione.

Scommettere sulla cultura, sulla continua formazione di competenza per giovani e adulti, è l'unico vero azzardo che ci possiamo e dobbiamo permettere.

Franciscu Sedda (scritto per Il Sole24Ore)