Le pecore nere della Confindustria

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Venerdì 17 ottobre 2014, a Macomer, la Confindustria della Sardegna centrale ha tenuto un convegno sul cosiddetto “Polo Agroalimentare del Marghine” nell’ambito del “Progetto Mosaico“, una interessante iniziativa itinerante che negli intenti servirebbe a valorizzare e potenziare le produzioni agroalimentari delle provincie di Nuoro ed Ogliastra. Ho seguito con attenzione tutte le fasi del convegno poiché avevo intenzione di porre una domandina semplice-semplice agli assessori regionali all’Industria ed all’Agricoltura.

Purtroppo per i classici ritardi organizzativi il dibattito finale è stato cancellato, dopo le relazioni di rito è finito tutto, ma le domandine agli assessori Falchi e Piras sono comunque riuscito a fargliele personalmente.

Il dato importante è che su 120 milioni di fatturato dell’agroalimentare nuorese ed ogliastrino quasi il 60% si realizza nel Marghine, ed in particolare nel comprensorio di Tossilo e zone limitrofe.

Erano presenti tutti gli industriali grandi e piccoli operanti sul territorio con in prima fila il titolare della FOI, Auricchio, un signore battagliero e brillante contento di lavorare con i sardi, persone eccezionali, ma assai scontento di avvalersi della collaborazione di una segretaria “vecchia e brutta”. Massima solidarietà per la signora oggetto di sghignazzo in sala, siamo uomini di mondo, apprezziamo le battute sessiste in ambito goliardico, ma non quando si parla di cose estremamente serie.

Battute infelici a parte, tutti hanno esaltato la eccellente qualità dei prodotti del nostro territorio estremamente apprezzati dal mercato anche per indubbio fascino delle produzioni sarde e sopratutto italiane. Orbene visto che solo due settimane prima, nel medesimo luogo si parlava della difesa delle produzioni locali dagli effetti nefasti di un inceneritore di rifiuti proprio nel cuore del sistema produttivo del Marghine, mi aspettavo che qualche industriale sollevasse questo problema, ma le mie aspettative sono rimaste tali, evidentemente per chi manipola sostanze per l’alimentazione umana ed animale la convivenza con una fonte di inquinamento così impattante non rappresenta alcun problema.

Gli unici accenni sono venuti da Roberto Bornioli, presidente della Confindustria e dal sindaco di Macomer, Antonio Succu. Il primo auspicando uno sblocco del cosiddetto “revamping” dell’inceneritore, l’altro per rassicurare l’uditorio che la situazione sanitaria, con particolare riferimento ai tumori, secondo l’ASL di Nuoro, è estremamente positiva e che la presenza di emissioni inquinanti nell’aria di Tossilo è 300 (trecento) volte inferiore ai limiti di legge. Eppure solo due settimane prima i medici per l’ambiente dell’ISDE, citando i dati del registro dei tumori presso la stessa ASL avevano fornito dati esattamente opposti, con un incidenza di tumori nel territorio del Marghine circa doppia rispetto al comprensorio di Nuoro e dell’Ogliastra. Lo sconcerto insorge quando medici del calibro di Succu e Migaleddu, leggendo gli stessi dati, provenienti dalle stesse fonti, danno degli stessi due interpretazioni diametralmente opposte.

Aggiungo solo che, mentre il dottor Migaleddu ha presentato una mole di dati scritti e pubblicati, Succu ha parlato a braccio e probabilmente nella foga potrebbe aver travisato i dati, forse sarebbe opportuno, quando si parla di salute pubblica, che sia i medici, ma anche i sindaci, specialmente quando ricoprono il doppio ruolo, dovrebbero prestare la massima attenzione sia nel non procurare allarmi ingiustificati che nel minimizzare i rischi per la salute pubblica.

Molto importanti anche i richiami alla nuova PAC nel settennio 2014-2020, dove continua la rimodulazione degli aiuti in agricoltura, con la progressiva riduzione dei pagamenti diretti, accoppiati e non, a favore delle misure strutturali eco-sostenibili attraverso i cosiddetti PSR, con particolare attenzione alle produzioni di qualità nelle zone di elevato valore ambientale. Grazie alla rimodulazione della PAC potranno arrivare in Sardegna circa 250 milioni di euro in più all’anno, dunque una delle pochissime regioni italiane a godere di un incremento degli aiuti, sia pur distribuiti su un grandissimo numero di piccole aziende agricole. Visto che tutti i relatori hanno sottolineato l’importanza qualitativa delle nostre produzioni agricole, non si capisce perché la Confindustria non abbia compreso che insediare un nuovo inceneritore nel bel mezzo delle poche realtà agroindustriali ancora attive nel Marghine sia una scelta strategica scellerata. Non è possibile ipotizzare un piano di sviluppo rurale, che dovrà incidere sulla struttura stessa del sistema produttivo agricolo per molti anni, con un impianto dis-industriale, così l’ho definito all’assessora Piras, che dovrà bruciare ed immettere gas in atmosfera e scorie in discarica per almeno altri vent’anni.

Tra inceneritore e stabilimenti che lavorano il latte, la carne ed i cereali a Tossilo non esiste alcuna buffer-zone, le ciminiere del termovalorizzatore si trovano infatti a poche decine di metri, l’odore nauseabondo dell’inceneritore ammorba tutta l’area ed i suoi fumi ricadono su un vastissimo territorio mentre non si sa ancora dove stoccare le ceneri. Visto che si è parlato tanto di export, immaginate quale sarebbe il biglietto da visita per eventuali clienti giapponesi, russi o americani che volessero visionare gli stabilimenti di produzione trovandoli tutti intorno ad un bel inceneritore.

L’impressione che ho avuto dal comportamento dei vertici della Confindustria è che a questi non interessi un fico secco della tutela delle nostre produzioni agricole quanto piuttosto la mera difesa degli interessi economici dei loro associati più (pre)potenti a prescindere dall’impatto delle loro attività sul territorio. Tragicamente confusa la trasposizione dei dati sulle produzioni agroalimentari italiane, circa il 70% del fabbisogno nazionale, praticamente inverse rispetto ai dati delle produzioni sarde; se per gli industriali italiani la soddisfazione del fabbisogno agroalimentare sardo col prodotto italiano, evidentemente non è un problema, per il sistema produttivo della Sardegna questo è un problema esiziale.

Ma incomprensibile è anche il silenzio e la rassegnazione degli stessi operatori agricoli ed alimentari di fronte ad un pericolo così serio per la qualità delle proprie produzioni, che, dobbiamo ricordare, non sono bulloni, ma prodotti destinati ad entrare nella catena alimentare.

Ovviamente non potevamo aspettarci di più dalla Confindustria nuorese con a capo il fedelissimo uomo della ditta Clivati, loro di ciminiere se ne intendono e se anche tutte le nostre pecore assumessero un bel colore nero smoking, magari le troverebbero anche più eleganti.

Angelo Morittu